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Renzi all’attacco sulla candidatura di Letta a Siena: «Lo sosteniamo se rinuncia alla sudditanza dal M5s»

E sul M5s: «Conte proverà a sfilarsi dal governo, ma non ci riuscirà: pochi saranno disposti a seguirlo»

Quello di Matteo Renzi a Enrico Letta sembra un aut aut sulla possibilità del segretario del Pd di candidarsi come deputato alle elezioni suppletive di Siena. Lui smentisce, sostenendo che si tratti invece di un appello: «Dicci con chi vai e ti diremo se veniamo anche noi», è il messaggio. «Sarò diretto: siamo di fronte a un bivio e Letta deve decidere, lui adesso, da che parte vuole stare, ragionando in prospettiva e non sulla base di calcoli d’opportunità di corto respiro», dice Matteo Renzi, leader di Italia Viva, in un’intervista a La Nazione, sostenendo che «il Pd deve capire se vuole stare dalla parte di Draghi o contro Draghi». Renzi ha spiegato anche come vede questa coalizione di governo, una maggioranza da cui, al momento, il Movimento 5 stelle non dovrebbe sfilarsi: «Credo che Conte ci proverà, ma non ci riuscirà perché pochi nel Movimento saranno disposti a seguirlo, a cominciare da Di Maio che non lascia una poltrona nemmeno morto: tre governi diversi, tre volte ministro». E quindi cosa la preoccupa? Quello che lo preoccupa, dice, è «quello che i grillini continuano a fare da settimane, da quando si è formato il governo Draghi, tra bordate e tentativi continui di sabotaggio».


Per Renzi, l’alternativa per il Pd è «allearsi con noi riformisti filo Draghi: siamo pronti a sostenerlo se rinuncerà alla sudditanza nei confronti dei pentastellati, se rinuncerà alla folle idea di trasformare il Pd nella sesta stella di Conte». Renzi ha detto dei Cinque stelle che per lui sono «il nuovo attack: dove si siedono si incollano. Oggi mi chiedevano se sono preoccupato che Conte tolga la fiducia al governo. Ma Di Maio quando mai si schioda?», ha detto Renzi presentando il suo ultimo libro Controcorrente a Gallipoli. «La prima volta che sono andato a trovare Conte a Chigi – ha raccontato il leader di Italia Viva – mi ha detto: ti do una mano sull’Onu. Gli ho detto: semmai è la Nato, ma comunque no grazie, scoppiano tre guerre a settimana se ci vado io. La politica non è tutto un do ut des, politica è la grande forza di uscire insieme dai problemi come diceva Don Milani», ha concluso.


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