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I numeri in chiaro, Sebastiani: «Il governo chiuda subito le province da zona rossa. Tra due settimane fino a 30 mila casi al giorno»

Il matematico del Cnr analizza i dati del bollettino giornaliero sulla situazione Covid e invita a prendere decisioni immediate: «Necessario agire a livello locale per fermare variante»

I casi di contagio in Italia sono in crescita esponenziale «da 4 settimane, con un tempo di raddoppio degli incrementi tra i 5 e i 7 giorni». A parlare è il professor Giovanni Sebastiani, analizzando i dati del bollettino sulla situazione Covid in Italia e il trend degli ultimi giorni. I numeri del lunedì sono sempre condizionati dai pochi tamponi che si effettuano nel fine settimana ma, al di là di questo, secondo il matematico del Cnr, si possono individuare due importanti elementi: alcuni segnali positivi di frenata della crescita negli ultimi due-tre giorni, «che andranno però confermati nei prossimi e che per ora non sono sintomo di un vero cambio di tendenza», e l’incidenza di casi invece a livello provinciale, «dove in molti casi la curva sta tutt’altro che rallentando».


Le Province con l’incidenza più alta

Abbiamo 33 province nell’ultima settimana che hanno un valore dell’incidenza, e quindi di casi positivi per 100 mila abitanti, superiore a 50. Otto superano i 100 casi, e 3 sono addirittura superiori a 200: si tratta di Cagliari, Ragusa e Caltanissetta che arriva addirittura a 275. Di queste 33, 20 hanno un’incidenza che è più del doppio di quella della settimana precedente, dunque una forte crescita. Un’analisi capillare che secondo il professore dovrebbe ora spingere le autorità a decidere per misure più restrittive: «È necessario agire a livello locale per arrestare questa corsa e limitare i danni sociali ed economici».


«Abbiamo delle province da zona rossa» continua Sebastiani, «e invece tutta l’Italia è bianca. Non possiamo ragionare su scala regionale senza tenere per niente in conto l’incidenza. Le province sopra i 250 casi, o che, se continua il loro trend, lo saranno in pochi giorni, sono attualmente 3: fino a poco tempo per loro prevedevamo la zona rossa. Ora ce ne siamo dimenticati». Rispetto a qualche mese fa ora ci sono i vaccini, arma che secondo il professore rischia di non essere sufficiente «se la circolazione del virus porterà alla produzione di nuove varianti, più aggressive e, soprattutto, resistenti ai vaccini finora somministrati. A quel punto sarà da ricominciare tutto da capo».

«Tra due settimane dai 20 ai 30 mila casi»

«Se il ritmo di crescita rimane esponenziale ci possiamo aspettare dai 20 ai 30 mila casi al giorno tra due settimane». La previsione del matematico prende in considerazione l’attuale tempo di raddoppio dei casi da 5 a 7 giorni. «Se questo tempo verrà allungato, (come dai segnali dei dati degli ultimi due-tre giorni), avremo la possibilità di registrare numeri minori, ma bisogna agire subito con restrizioni locali. Da non dimenticare poi è l’aumento, seppur piccolo, ma da tre settimane, del numero medio di ingressi giornalieri in terapia intensiva rispetto ai 7 giorni precedenti, dopo numerose settimane di diminuzione».

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