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Alberto Genovese esce dal carcere dopo nove mesi: andrà in clinica per disintossicarsi

L’imprenditore è accusato di violenze sessuali ai danni di una 18enne e una 23enne

Scarcerato dopo oltre nove mesi di detenzione, Alberto Genovese andrà ai domiciliari in una clinica per disintossicarsi dalla droghe. Nei confronti dell’imprenditore e fondatore di diverse start up digitali la Procura di Milano aveva chiuso lo scorso 9 luglio le indagini per due casi di presunte violenze sessuali ai danni di due ragazze che sarebbero state stordite con mix di droghe. La scarcerazione è stata decisa dal gip Tommaso Perna, accogliendo la richiesta della difesa dopo che nei mesi scorsi istanze analoghe erano state respinte. Genovese, che a breve uscirà dal carcere di San Vittore e indosserà un braccialetto elettronico, era finito in carcere il 6 novembre 2020 nell’inchiesta della Squadra mobile di Milano, accusato di violenze sessuali ai danni di una 18enne il 10 ottobre scorso a Milano nel suo attico di lusso ‘Terrazza sentimento’, a due passi dal Duomo, e di una 23enne il 10 luglio 2020 a Ibiza, sempre – secondo le accuse – dopo averla resa incosciente con mix di cocaina, ketamina e MDMA. Per questo secondo episodio è indagata anche la sua fidanzata all’epoca dei fatti. I reati a lui contestati sono violenza sessuale aggravata, anche di gruppo, lesioni personali e detenzione e cessione di sostanze stupefacenti.


Ipotesi rito abbreviato

Non è escluso che, una volta davanti al gup, l’imprenditore scelga il rito abbreviato, in quanto gli consentirebbe uno sconto di un terzo sulla pena e un processo a porte chiuse. Il Tribunale del Riesame aveva accolto il ricorso della Procura su un sequestro per reati fiscali, bocciato dal gip, di 4,3 milioni di euro a carico del plurimilionario ‘mago del web’, ma ora la palla passerà alla Cassazione. Nelle prossime settimane sarà depositata la relazione di un perito, nominato dal gip su istanza della difesa, che sta analizzando gli audio delle telecamere interne di ‘Terrazza sentimento’, perché la difesa ha chiesto di verificare se in quel festino di ottobre la ragazza possa aver espresso consenso.


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