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La ginnasta Luciana Alvarado sfida i divieti: in ginocchio durante l’esibizione contro il razzismo – Il video

«È importante che tutti vengano trattati con rispetto e dignità e che tutti abbiano gli stessi diritti», ha commentato l’atleta dopo la prova

A 18 anni, alla sua prima partecipazione olimpica, la ginnasta Luciana Alvarado del Costa Rica ha sfidato i giudici scelti dal Cio: si è sottoposta a rischio squalifica pur di inginocchiarsi per la causa di Black Lives Matter. E l’ha fatto durante l’esecuzione del suo esercizio a corpo libero: ciò ha reso il gesto difficilmente contestabile dalla giuria, ma facilissimo da riconoscere per il pubblico. Inequivocabile anche per il pugno sollevato al cielo dalla ginnasta della Costa Rica. È utile ricordare che le regole fissata dalla Carta olimpica di Tokyo 2020 prevede che le sport si mantenga «neutrale». Comunque, l’avventura olimpica di Alvarado è terminata a causa di un punteggio non sufficiente a superare i preliminari. I giudici, così, non potranno chiedere all’atleta di cambiare la sua esibizione. Richiesta di modifiche che sarebbe stata, ad ogni modo, complicata da giustificare, tanto ad Alvarado quanto all’opinione pubblica, proprio perché l’inginocchiarsi con il pugno alzato può essere considerata una scelta artistica della propria esibizione a corpo libero. «È importante che tutti vengano trattati con rispetto e dignità e che tutti abbiano gli stessi diritti – ha commentato lei dopo la prova -. Perché siamo tutti uguali e siamo tutti belli e fantastici, quindi penso che sia per questo che amo avere questo gesto nella mia performance».


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