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La gara di solidarietà per accogliere i profughi afgani in Italia: oltre 200 persone pronte ad aprire le proprie case – Il video

Altre 126 si sono messe a disposizione per un percorso di mentoring. Fabiana Musicco, direttrice di Welcome Refugees Italia: «Sono cifre da record»

Centinaia di famiglie in Italia si sono fatte avanti negli ultimi giorni per accogliere nelle proprie case i profughi che in questi giorni arrivano dall’Afghanistan dopo la caduta di Kabul e la presa di potere dei talebani. Circa 228 persone si sono registrate sulla piattaforma di Welcome Refugees per mettere a disposizione la propria casa. Altre 126 quelle che si sono messe a disposizione per un percorso di mentoring, ovvero di accoglienza fuori dall’ambito familiare. Ad essere contattate sono state l’ong fiorentina Cospe, i Cisda, il Coordinamento italiano sostegno donne afghane, e Welcome Refugees, organizzazione indipendente che si occupa di integrazione anche attraverso l’ospitalità in famiglia.


Le richieste Regione per Regione

Quarantadue richieste di ospitalità arrivano dalla Lombardia; 28 dal Piemonte, 23 dalla Toscana, 22 dal Veneto e 21 dalla Emilia-Romagna. «C’è stata un’impennata incredibile di richieste in questi giorni — spiega a la Repubblica Fabiana Musicco, direttrice di Welcome Refugees Italia — Per noi sono cifre record: l’unico anno in cui, ad agosto, abbiamo avuto un numero di iscrizioni simile è stato il 2019, l’anno dei porti chiusi e della Sea Watch, ma ci si fermò a circa 150. In più bisogna considerare le persone che, anche se non iscritte, ci stanno contattando per dire di contare su di loro. Siamo tempestati di telefonate e messaggi».


Come funziona l’iter

Di solito per chi decide di accogliere, l’affido non è immediato. L’iter burocratico impone alle associazioni di verificare e valutare le motivazioni che hanno spinto le persone a proporsi. Poi si passa a valutare che le condizioni in cui vivono le famiglie ospitanti siano consone e che ci sia compatibilità tra famiglia ospitante e ospite. «I nostri attivisti sul territorio vanno nelle case di chi si offre per accertarsi che sia un luogo consono e che siano consapevoli di quello che stanno facendo. Accogliere persone vulnerabili non è semplice, e quindi, oltre a supportarli, facciamo loro una vera e propria formazione», racconta Musicco. I soggiorni all’interno delle famiglie ospitanti durano minimo sei mesi: la durata della permanenza può variare nel caso in cui i soggetti ospiti vengano ritenuti particolarmente vulnerabili.

Gli arrivi in Italia

Ad oggi i cittadini afgani trasportati dall’inizio dell’operazione Aquila – così è stato ribattezzato il ponte aereo tra Kabul e Roma – sono 2.700. Di questi 1.904 solo negli ultimi sette giorni.

Video in copertina: AGENZIA VISTA | Alexander Jakhnagiev

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