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Leghisti ma accoglienti: i sindaci del Carroccio che vogliono i profughi afghani

19 Agosto 2021 - 09:30 Redazione
Six-year-old Zetaryeh from Afghanistan (right) attends a stencil workshop for refugee and migrant children, facilitated by the Kurdish artist Mhamad Nakam (left) in Athens, Greece, Tuesday 13 June 2017. Zetaryeh, her younger brother and mother have been in Greece for a year and live near Victoria Square, waiting to be reunited with a brother in Germany. The workshop Zetaryeh attended was on the theme of Traveling, and was co-organized by the NGOs Faros and SolidarityNow, at the premises of the Victoria Square Project. The workshop was supported by UNICEF with funding from the European Union Civil Protection and Humanitarian Aid Operations. 
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Davanti a «progetti europei» e senza «un'accoglienza indiscriminata» i primi cittadini di Ferrara e Borgosesia sono «pronti a non voltare le spalle»
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Leghisti e pronti «a fare la nostra parte» per la gestione e l’accoglienza dei migranti afghani. È la linea di alcuni sindaci del Carroccio che, dopo la presa di Kabul da parte dei talebani e la conseguente crisi sociale nel Paese, parlano di «umanità» davanti ai flussi di profughi, di un «qualcosa di diverso» dove «non si possono voltare le spalle». A uscire allo scoperto sono Alan Fabbri, sindaco di Ferrara, e Paolo Tiramani, primo cittadino di Borgosesia. Entrambi si dicono «solidali con un popolo privato della libertà». E dicono di essere pronti ad aprire le porte delle loro città quando le regole europee lo consentiranno.

Alan Fabbri è il sindaco di Ferrara e in un’intervista al Corriere della Sera ha aperto alla possibilità di accogliere i più colpiti dalla cambio di potere in Afghanistan. «Ovviamente non sto parlando di accoglienza indiscriminata», sottolinea il primo cittadino del comune emiliano. «Vogliamo dare solo libertà a un popolo privato della libertà», sottolinea, «aspettando regole europee e nazionali definite». Davanti alla posizione del partito rispetto alla questione immigrazione, Fabbri è sereno. «Non possiamo paragonare il fenomeno sulle nostre coste con ciò che sta accadendo. Si usa la stessa parola, “immigrati”, ma sono realtà diverse: per me chi non ha il diritto di entrare resta clandestino. La Lega si è sempre battuta per le persone aventi diritto alla protezione internazionale e se c’è da aiutare qualcuno, io lo faccio», conclude Fabbri.

Della stessa posizione, solo in apparenza diversa dalla linea del Carroccio a livello nazionale, anche Paolo Tiramani, sindaco di Borgosesia, in provincia di Vercelli. Che da quando Kabul è caduta ha issato le bandiere a mezz’asta fino al prossimo 11 settembre. Una dimostrazione anche istituzionale dovuta alla «ferita nel profondo» portata dalle «immagini provenienti dal Paese», afferma il primo cittadino. «Il rispetto dei diritti umani da noi è al centro dell’impegno civico», ha dichiarato Tiramani, che si è detto «basito dal silenzio assordante delle forze di sinistra» in un appello. «Ho visto miei colleghi inginocchiarsi per George Floyd e mi sarei aspettato qualcosa di più». Tiramani è quindi propenso ai corridoi umanitari ma «facendo attenzione a chi arriva, come sottolineato da Matteo Salvini. Sottolineo ogni sua parola», ha detto, «noi abbiamo sempre coniugato umanità nell’accoglienza per chi in difficoltà e auspicato a una politica europea equilibrata. Se nasce un progetto europeo», conclude, «sono il primo sindaco a farmene carico».

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