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Guido Rasi: «Vi spiego perché parlare di vaccino sperimentale è ridicolo»

L’ex direttore dell’Ema: «Sono state completate tutte le fasi sperimentali. Oggi sono state vaccinate 5 miliardi di persone»

L’ex direttore dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) Guido Rasi, oggi consulente per l’emergenza della struttura commissariale del generale Francesco Paolo Figliuolo, in un’intervista con il Corriere della Sera spiega perché parlare di vaccino sperimentale a proposito di Covid-19 è “ridicolo”. Rasi comincia spiegando che quella dell’obbligo vaccinale sarebbe, nel caso, «una decisione politica e autonoma di ciascuno Stato membro e completamente svincolata dalle agenzie (del farmaco, ndr). Peraltro quella europea ha già rilasciato una decisione definitiva. Ha usato lo strumento dell’approvazione condizionale che impone ulteriori misure al produttore, ma nulla ha a che fare con la validità legale né con la completezza della sperimentazione. Le indicazioni per i quattro vaccini attualmente in uso in Europa sono quindi definitive».


Quindi aggiunge che negli Stati Uniti Fda ha usato l’autorizzazione di “Emergenza” perché «nel sistema americano questo crea problemi di responsabilità tra Stato e assicurazioni in termini di eventuali danni e rimborsi. Si rimborsa solo in presenza di autorizzazione definitiva». Per questo è fondamentalmente sbagliato parlare di “vaccino sperimentale”, un argomento caro ai No vax: «I quattro vaccini approvati hanno completato tutte e tre le fasi sperimentali canoniche richieste da Ema. Come per tutti gli altri 1.000 e più prodotti approvati in 25 anni. Le uniche condizioni imposte da Ema riguardano garanzie circa la qualità del prodotto. Oggi sono state vaccinate 5 miliardi di persone, parlare di fase sperimentale è ridicolo». Infine Rasi spiega qual è la copertura vaccinale che metterebbe al sicuro dall’epidemia: «Probabilmente un 80% molto omogeneo sarebbe una buona copertura. Purtroppo la variante Delta ha fatto perdere almeno un 14% di efficacia sulla capacità di prevenire l’infezione. Questi numeri sono quindi soggetti a continua verifica, come abbiamo imparato con questo virus».


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