Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Caso Morisi, fu un incontro a pagamento con cocaina e altre droghe. Interrogativi sul quarto uomo

Uno dei ragazzi che era in casa con Luca Morisi di mestiere fa l’escort e il modello. Ha profili su Instagram e Grindr. È lui che accusa il guru della Lega di avergli dato la droga. Un italiano di 40 anni accompagnava i due ragazzi

Il quadro della vicenda di Luca Morisi indagato per droga si va delineando con sempre maggiore chiarezza. Tutto parte da un festino alla vigilia di Ferragosto nell’abitazione di Belfiore in Corte Palazzo. C’era la cocaina e quasi sicuramente anche il Ghb. Le persone presente erano quattro: il padrone di casa, i due ragazzi di cittadinanza rumena e un quarto uomo che non risulta indagato e sulla cui identità per ora c’è riserbo da parte degli inquirenti. La novità è che il ventenne di nazionalità rumena ha sostenuto che l’ex guru della comunicazione della Lega abbia fornito a lui e all’amico la droga dello stupro. Morisi lo ha conosciuto su internet, probabilmente – rivela Repubblica – poche ore prima dell’incontro. Mentre il quarto uomo, un italiano di 40 anni secondo il Fatto Quotidiano, era alla guida dell’auto fermata dai carabinieri e aveva anche le chiavi del casale.


L’escort in casa di Morisi

Repubblica spiega che il modello ed escort ha diverse pagine sui social network (da Instagram a Grindr) ma è presente, hanno accertato gli investigatori, anche su alcuni siti di incontri a pagamento. Il 47enne gli chiede di raggiungerlo a Belfiore, nel suo appartamento alla barchessa di un cascinale fuori Verona. È invece Morisi a invitare la seconda persona, che ha venti anni. I due ragazzi vanno a Belfiore partendo da Milano. I due non hanno precedenti, sono andati a scuola in Italia e hanno i documenti in regola. Rimangono in casa di Morisi dalla sera del 13 alla mattina del 14 agosto. Alle 17 la loro auto lascia il parcheggio del cascinale e viene fermata dai carabinieri della compagnia di San Bonifacio. «Per – si legge nel verbale di perquisizione e sequestro riportato dal quotidiano – un servizio di polizia per la prevenzione del traffico illecito di sostanze stupefacenti e psicotrope». Secondo i carabinieri i due non sono molto lucidi. Fanno qualche domanda.


Uno dei due ragazzi estrae dallo zaino una bottiglietta e la consegna spontaneamente ai militari, che annotano: «Bottiglietta di vetro da succo di frutta, quasi piena, da 125 millilitri contenente del liquido trasparente che lui stesso asseriva essere droga dello stupro (Ghb)». Le foto scattate da un vicino rivelano la presenza del quarto uomo. Con un cappello rosso, identificato come amico di Morisi e visto altre volte in sua compagnia. Il guru della comunicazione della Lega non ha droghe addosso. Ma dal verbale agli atti risulta che è stato trovato «un piatto di ceramica colore bianco con sopra sostanza pulviscolare di colore bianco sotto forma di cristalli, verosimilmente cocaina, accanto a tessere plastificate e una banconota arrotolata da 20 euro»; «un piatto con sopra del residuo di sostanza pulviscolare di colore bianco, posto sopra il bracciolo di un divano vicino alla libreria».

La cocaina e la banconota da 20 euro

Nella libreria al primo piano dell’appartamento di Morisi salta fuori una bustina di nylon gialla. Con 0.31 grammi di cocaina. «Era nascosta in un libro di colore verde». Secondo il quotidiano Morisi non firma il verbale di sequestro. Morisi è difeso dall’avvocato Fabio Pinelli, che ha assistito anche il senatore Armando Siri. La procura di Verona, diretta da Angela Barbaglio, non lo ha ancora interrogato. «Il flacone di Ghb non è suo», sostiene il legale. Il contrario di quello che invece il modello romeno – seguito dall’avvocata Veronica Dal Bosco – ha raccontato ai carabinieri in quel 14 agosto. Secondo La Stampa invece la cocaina viene trovata dietro le siepi della cascina. Gli inquilini raccontano anche di aver visto una Bmw nera arrivare insieme a una Punto di colore grigio.

Il Fatto Quotidiano riporta anche la testimonianza di un vicino: «Quella mattina ho visto uscire la persona più grande. Ha preso la berlina nera, quella fermata il giorno prima, ed è andato via». È il quarto uomo, sulla cui identità gli inquirenti tengono il massimo riserbo. Invece di Morisi, pur presente alla perquisizione, nemmeno l’ombra. Nessuno pare averlo visto nelle 48 ore precedenti al 15 agosto. «Mai visto in sei anni», dice qualcuno. «Una volta – dice un altro e si affretta a spiegare: è solo una leggenda – arrivò qui con Salvini. Era tempo fa, Salvini veniva da un comizio, decise di dormire da Morisi». I risultati sul composto chimico potrebbero arrivare solo tra diverse settimane.

La cascina di Morisi a Corte Palazzo

In quell’abitazione i due stranieri avrebbero avuto un contatto occasionale con Morisi, che aveva acquistato l’appartamento dalla Socec, una società immobiliare del costruttore Andrea Lieto. Quest’ultimo in un’inchiesta di Report era stato accostato alla vicenda dei cosiddetti fondi russi, per i frequenti contatti con uomini d’affari di Mosca. Uno di questi, titolare di una società con sede nello stesso Palazzo Moneta a Belfiore, risulterebbe risiedere in un civico della ‘barchessa’ accanto a quello di Morisi. L’ex spin doctor di Salvini – conferma il sindaco del comune veronese – «è regolarmente residente nel comune di Belfiore, sicuramente da prima del 2016».

Leggi anche: