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La teoria del complotto dietro il caso di Luca Morisi che arriva fino in Russia

La cascina di Morisi a Belfiore dove è stata trovata cocaina acquistata da un imprenditore con aziende in paradisi fiscali e collegato a uomini d’affari russi

C’è una teoria del complotto che circola dietro l’indagine per droga nei confronti di Luca Morisi. Parte dai ragazzi di nazionalità rumena fermati «per un normale controllo» dai carabinieri subito dopo aver lasciato la cascina di Belfiore dell’ex social media manager della Lega. E arriva fino in Russia. Già ieri sui giornali si adombrava l’ipotesi che invece i militari stessero indagando su di lui. Oggi il Corriere della Sera circostanzia meglio la vicenda. Ricordando che da qualche tempo l’appartamento acquistato dalla società Socec di proprietà del costruttore Andrea Lieto era finito sotto la lente per una serie di passaggi di soldi. E per il «continuo viavai» descritto anche dai vicini di casa di Morisi. Questo, secondo il quotidiano, avvalora l’ipotesi che in realtà i controlli sui due ragazzi siano scattati dopo una soffiata. Forse relativa alla cessione di droga. O forse alla ricerca di altro.


Due anni fa, quando scoppia il caso dei fondi russi alla Lega, la trasmissione Report racconta che Lieto è un «imprenditore con aziende in paradisi fiscali e in relazione con uomini d’affari russi». Mentre uno dei vicini di casa di Morisi, a Belfiore, è Sergey Martyanov. Che abita allo stesso numero civico dell’ex guru della Lega in Corte Palazzo e risulta essere socio di un’azienda, la Namiana srl, che ha sede sempre a Belfiore. Morisi, precisa il quotidiano, ha sempre negato di conoscerlo, ma il suo nome compare più volte nelle segnalazioni di operazioni sospette di Bankitalia per i fondi ricevuti proprio dal Carroccio per finanziare la «Bestia». Da un’indagine per altri presunti reati discenderebbe quindi il fermo dell’auto dei due cittadini rumeni che ha portato all’avviso di garanzia per cessione di droga. A temere che dietro ci sia un complotto politico è anche Matteo Salvini. Il quale invece teme che il tutto sia parte di una manovra per impedirgli di arrivare a Palazzo Chigi.


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