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Saman Abbas, individuati i genitori in Pakistan ma il Paese non collabora. Si cerca un cugino tra Spagna e Francia – Esclusivo

L’Interpol è riuscita a capire dove si trova la famiglia e a segnalare al Pakistan la località esatta. Sta ora a Islamabad decidere se collaborare con l’Italia con una valutazione che sarà più politica che giudiziaria

L’indagine sui presunti responsabili della morte di Saman Abbas sta raccogliendo di giorno in giorno tutti i tasselli fondamentali. Ora, però, i Carabinieri di Reggio Emilia che lavorano all’inchiesta hanno bisogno dell’aiuto dei Paesi coinvolti per tirare i fili e portare in Italia tutti i coinvolti. Solo quando saranno tutti qui sarà possibile ricostruire cosa è successo alla giovane italo-pakistana che aveva scelto di rifiutare il matrimonio combinato con un anziano parente in Pakistan ed è improvvisamente scomparsa tra il 30 aprile e l’1 maggio scorsi. Molto è successo nell’ultima settimana, cioè da quando prima la ministra Cartabia ha firmato la richiesta di estradizione dei genitori di Saman verso il Pakistan e, qualche giorno dopo, in Francia, si è svolta la prima udienza per estradare dalla Francia lo zio Danish Hasnain. Prima di tutto, l’atto firmato dalla ministra Cartabia non è affatto formale. Sebbene il documento sia di una pagina appena, spiega alle autorità pakistane che Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, i genitori di Saman, sono accusati di aver autorizzato l’omicidio della figlia “affidato” allo zio Danish.


E, soprattutto, si dice esattamente la località pakistana in cui la coppia si troverebbe. Come è accaduto per il resto della famiglia in fuga, ad aiutare gli Abbas sono parenti che non è detto conoscano la portata delle accuse che li riguardano e che si mostrano molto compatti nel rispondere alle accuse esterne. Ma l’Interpol è comunque riuscita a capire dove si trova la famiglia e a segnalare al Pakistan la località esatta. Sta ora ad Islamabad decidere se collaborare con l’Italia con una valutazione che sarà più politica che giudiziaria.


L’altra novità rilevante arriva da Parigi. Qui, la scorsa settimana è stato rintracciato Danish Hasnain, lo zio di Saman considerato l’autore materiale dell’omicidio avvenuto, secondo le ipotesi, per soffocamento. Il 20 ottobre si svolgerà la seconda udienza in tribunale per decidere l’estradizione verso l’Italia, ma le nostre autorità nazionali non si aspettano sorprese: le leggi francesi impongono massima collaborazione in caso di crimini come l’omicidio volontario aggravato. Contemporaneamente alla prima udienza del tribunale francese, i Carabinieri di Reggio Emilia sono giunti a Parigi per incontrare la Gendarmerie e confrontare gli elementi di indagine. E da questa riunione è arrivato un dato importante: la prova che il cugino di Saman Nomanhulaq Nomanhulaq, considerato l’altro coinvolto nell’omicidio della ragazza (assieme allo zio e a Ikram Ijaz), è passato e molto probabilmente si trova ancora tra la Francia e la Spagna. La Gendarmerie ha consegnato all’Italia particolari molto specifici su come gli spostamenti di Nomanhulaq siano stati seguiti fino a pochi giorni fa. Ed è possibile che la collaborazione con le altre polizie nei giorni prossimi porti a rintracciare anche lui.

Nomanhulaq avrebbe dunque seguito un tragitto analogo a quello dell’altro giovane cugino fuggito subito dopo i fatti, Ikram Ijaz. Quest’ultimo è stato rintracciato a Nimes già il 28 maggio scorso proprio mentre cercava di spostarsi verso la Spagna. Se davvero con la collaborazione delle polizie straniere con gli investigatori italiani dovesse riuscire a riportare in Italia almeno i tre presunti autori materiali del delitto, potrebbe cambiare l’esito anche della parte più delicata dell’inchiesta: la ricerca del corpo di Saman, che ancora manca, e soprattutto qualche elemento concreto sull’omicidio. Le accuse, per il momento si basano esclusivamente su un filmato che riprende gli indagati mentre escono dalla casa della giovane con pala e piede di porco, come se dovessero interrare qualcosa, e sulla testimonianza del fratello di Saman che ha sentito la famiglia parlare della necessità di uccidere la ragazza. Molto ma forse non abbastanza per affrontare un processo in tribunale.

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