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I numeri in chiaro della settimana. Sestili: «Scongiurato il rischio legato alla riapertura delle scuole» – Il video

Secondo il fisico, che dall’inizio della pandemia ha analizzato le curve epidemiologiche italiane, l’Italia può beneficiare di dati migliori rispetto agli altri grandi Paesi europei «grazie all’altissima percentuale di cittadini vaccinati»

«Nell’ultima settimana si è confermato il trend di diminuzione dei contagi da Coronavirus che vediamo ormai da 13 settimane consecutive». Negli ultimi sette giorni, infatti, i nuovi casi sono stati il 12% in meno rispetto alla settimana precedente. A guardare con ottimismo alla curva epidemiologica settimanale è Giorgio Sestili. Il fisico e coordinatore scientifico del Festival dell’innovazione e della scienza – che inizia domani, 9 ottobre, a Torino -, rileva che «il calo costante dei ricoveri ordinari e delle terapie intensive, insieme alla diminuzione del numero di nuove infezioni, restituisce l’idea di un quadro epidemiologico in complessivo miglioramento». Sestili sottolinea che tutte le regioni, tranne la provincia autonoma di Bolzano, si trovano sotto la soglia di incidenza settimanale di 50 casi ogni 100 mila abitanti. «Ciò permette di fare un lavoro di contact tracing molto preciso».


Se su scala nazionale i numeri del Coronavirus sono generalmente buoni, a livello territoriale alcune aree del Paese – Trentinto-Alto Adige, Veneto, Valle d’Aosta, Molise – mostrano delle recrudescenze epidemiche da monitorare. «Il Molise, per esempio, è la regione che proporzionalmente mostra l’incremento di contagi maggiore, ma è contemporaneamente la regione con l’incidenza più bassa di Italia: quando i numeri sono così bassi, è facile riscontrare grandi variazioni». In generale, Sestili non è preoccupato dall’andamento dei dati «che vanno monitorati senza allarmismi». E aggiunge: «La tanto temuta ripresa dei contagi per la riapertura delle scuole, possiamo dirlo senza trarre considerazioni definitive, a quasi un mese dall’inizio dell’anno scolastico, non c’è stata. E questo – conclude – non può che essere merito dei vaccini».


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