Quanti sono i No vax nel calcio italiano: in serie A venti giocatori senza vaccino

Una squadra ha cinque soggetti che rifiutano l’immunizzazione. In tutto sono una ventina. E tra loro c’è chi ha dato colpa alla moglie che si informa su internet

Anche nel calcio italiano ci sono i No vax. Se la percentuale di vaccinati in serie A è molto alta e superiore agli altri campionati europei (arriva al 98%) una minoranza di calciatori – si parla di una ventina di giocatori e componenti del cosiddetto “gruppo squadra” in tutto – ha detto no. E, fa sapere oggi Repubblica, c’è anche una squadra che in tutto di calciatori non vaccinati ne ha cinque. Il quotidiano ricorda che al momento, chi si è vaccinato non deve più sottoporsi al tampone ogni 48 ore previsto dal protocollo. Ma da venerdì anche in Serie A scatterà il Green pass obbligatorio. E la commissione medica della Figc pubblicherà un nuovo protocollo per adeguarsi alle normative nazionali. I No Vax, per giocare con gli altri, dovranno sottoporsi al tampone.


I calciatori No vax

In ogni caso i numeri della serie A sono rassicuranti. Se club come Milan, Udinese e Sassuolo non svelano i dati ufficiali, sette società garantiscono di avere il 100% di vaccinati. C’è il caso, ovviamente coperto dalla privacy come per quasi tutte le questioni che riguardano la salute dei calciatori, di una società con cinque refrattari. Altre due ne hanno tre. Tutte le altre ne hanno uno. Il Genoa ha ceduto il giocatore che non voleva vaccinarsi durante il mercato estivo. L’Udinese ha iniziato a vaccinare per prima, a maggio. In molte squadre hanno aderito anche la formazione femminile e la Primavera, soprattutto se condividono il centro sportivo con i big. Ma chi ha detto “no” al vaccino è, nella stragrande maggioranza dei casi, molto convinto. Si tratta soprattutto di calciatori stranieri, africani o del Nord Europa. «È per motivi religiosi», ha detto uno di loro, senza in realtà circostanziare troppo. Un altro ha dato la colpa alla moglie che si informa su Internet.


La stessa cosa succede in altre realtà. Kyrie Irving ha rifiutato il vaccino obbligatorio per giocare a New York nell’Nba. Non potrà giocare in casa. Nel calcio c’è Rabiot che, secondo i media francesi, è risultato positivo al Coronavirus dopo aver rifiutato il vaccino. In Premier League i rifiuti sono vicini al 50%. Pur in assenza di numeri ufficiali, diversi rapporti indicano che solo sette dei 20 club della massima divisione inglese abbiamo più del 50% dei proprio giocatori vaccinati con due dosi. Una percentuale nettamente inferiore al resto della società britannica, che trova però conferma anche nelle serie calcistiche minori, come ha confermato Gary Neville, ex terzino del Manchester United, oggi co-proprietario del Salford City, società in League Two. «Il tasso di vaccinati è basso non solo in Premier League ma in tutta la piramide del Calcio professionistico – le parole di Neville -. Dobbiamo accettarlo e cercare di capirne il motivo. Ma penso anche che sia arrivato il momento che l’Associazione Calciatori si faccia avanti per spiegare le preoccupazioni dei giocatori, perché non si vaccinano».

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