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Ape contributiva: il piano dell’Inps per la pensione a 63 anni (con meno soldi)

La proposta di Tridico sulla pensione in due tempi: una parte subito e una dopo tre o quattro anni. Con il contributivo e il retributivo

In pensione a 63 anni con meno soldi. Attraverso l’ampliamento dell’Ape sociale in una versione “contributiva”. La proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico è una nuova versione dell’Ape e prevede la a possibilità per un lavoratore di «63 o 64 anni» di prendere la sua pensione (a patto che sia 1,2 volte sopra il minimo, cioè almeno 618 euro al mese) in due tempi: una parte subito e un’altra parte dopo 3-4 anni. Ovvero al compimento dell’età della pensione di vecchiaia (67 anni). Il primo pezzo corrisponde alla quota contributiva, per cui la spesa per lo Stato è zero: il lavoratore la incassa subito in base ai contributi versati. Il secondo pezzo equivale alla quota retributiva, parametrata agli ultimi stipendi: arriverà a 67 anni. Nel frattempo il prepensionato potrà continuare a lavorare.


L’Ape contributiva dell’Inps

La Stampa spiega oggi che il capitolo previdenza dovrebbe assorbire ben 5 dei 22 miliardi a disposizione del governo con la prossima legge di bilancio. L’ex ministro Cesare Damiano, presidente della Commissione Tecnica sui lavori usuranti, preferisce invece l’ampliamento dell’Ape ad un’altra trentina di figure professionali oltre alle 15 già previste, «tutte mansioni operaie – ha tenuto a precisare – nel campo dell’industria, dell’edilizia e dell’agricoltura». I conti precisi delle varie opzioni li ha forniti durante la stessa audizione Tridico. Per quanto riguarda l’Ape sociale, il sistema, «oltre ad essere parzialmente cumulabile con altri redditi da lavoro, potrebbe anche essere collegato ad un meccanismo di staffetta generazionale – ha spiegato il presidente dell’Inps – e consentirebbe l’uscita di 50 mila persone nel 2022, 66 mila nel 2023, fino a un massimo di 87 mila nel 2024».


Il costo per lo Stato («assolutamente sostenibile») sarebbe solo quello dell’anticipazione di cassa: l’onere massimo sarebbe di 1,2 miliardi nel 2025, ma dal 2028 si produrrebbe un risparmio di 450 milioni e di 500 nel 2029. Il pensionamento con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età come chiedono i sindacati costerebbe invece ben 4,3 miliardi nel 2022, 5,99 nel 2023 e 5,86 nel 2024. Per poi arrivare nel 2029 a oltre 9 miliardi l’anno. C’è anche un altro problema da risolvere, sempre coi fondi della manovra. I contributi pensionistici versati si rivalutano sulla base dell’andamento del Pil degli ultimi cinque anni. E l’Istat ha comunicato che il tasso di rivalutazione del montante contributivo per il 2021 sarà negativo. Per ovviare all’erosione che questo comporterebbe, una legge del 2015 stabilisce che in questi casi il montante non viene ridotto, ma la rivalutazione diventa semplicemente nulla, quindi non si perderebbe niente.

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