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Belluno, la farmacia No Green pass chiusa dall’azienda sanitaria: «Si riaprirà al ritorno della democrazia»

Il direttore sanitario non è vaccinato e non lo sono nemmeno le due titolari. Una di loro ha spiegato: «Non vogliamo adeguarci a questo sistema e rifiutiamo la vaccinazione»

«Il Covid è una malattia al pari dell’influenza se ben curata. La maggior parte dei morti è stata mal curata. È una strage di Stato». Queste parole sono di Cristina Muratore, una delle titolari della farmacia Veneggia a Belluno. Il 30 ottobre l’Ulss 1, l’azienda sanitaria locale, ha deciso di chiudere la farmacia dopo un’ispezione: il direttore sanitario non era vaccinato, esattamente come non lo erano le due titolari. Il 3 novembre la struttura ha chiuso le saracinesche appendendo due cartelli: «Farmacia forzatamente chiusa dall’Ulss 1 per la nostra volontaria non adesione alla campagna vaccinale» e «Si riaprirà al ritorno della democrazia». A riportare la notizia è stato il giornale locale Il Corriere delle Alpi.


Scorrendo il suo profilo Facebook, le posizioni di Muratore sono chiare: contro il vaccino per il Coronavirus, contro il Green pass. L’ultimo post, pubblicato poche ore fa, sostiene il sindacato di base dei Vigili del Fuoco di Verona che ha proposto uno sciopero della fame contro il certificato introdotto dal Governo Draghi: «Dei veri eroi, forza ragazzi non mollate!». Al momento non è chiaro quando la farmacia potrà riaprire. Muratore ha spiegato che stanno capendo se cercare un nuovo direttore sanitario: «Per il momento stiamo valutando il da farsi dato che noi non abbiamo un direttore sanitario vaccinato. Non vogliamo adeguarci a questo sistema e rifiutiamo la vaccinazione visto che questa dovrebbe essere fatta senza rischi per la salute, mentre i rischi sono sempre più evidenti e documentati».


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