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Cop26, ecco la bozza Onu per l’accordo finale del vertice

Il cambiamento climatico «è una preoccupazione comune dell’umanità», si legge nel documento preparato in vista della fine dei lavori

L’agenzia per il clima delle Nazioni Unite ha pubblicato una prima bozza delle decisioni politiche che i paesi produrranno al termine del vertice COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima in corso da 10 giorni a Glasgow. Vertice che, allo stato attuale, sembra non riuscire ad arrivare a un accordo sul 2050. I negoziatori di quasi 200 paesi lavoreranno alla bozza per raggiungere un accordo finale prima della fine del vertice venerdì. La «decisione finale della COP» è sotto attenta osservazione, scrive Reuters, per gli impegni a cui potrebbe vincolare i paesi per colmare il divario tra i loro attuali obiettivi climatici e l’azione più ambiziosa che gli scienziati ritengono necessaria per evitare livelli disastrosi di riscaldamento globale.


Nel documento si riconoscono «gli impatti devastanti della pandemia di Coronavirus del 2019 e l’importanza di garantire una ripresa globale sostenibile, resiliente e inclusiva, dimostrando solidarietà, in particolare con i partiti dei paesi in via di sviluppo». Perché il cambiamento climatico «è una preoccupazione comune dell’umanità» per cui bisogna agire considerando «diritti umani, diritto alla salute, diritti dei popoli indigeni, comunità locali, migranti, bambini, persone con disabilità e persone vulnerabili, diritto allo sviluppo, parità di genere, empowerment delle donne ed equità intergenerazionale».


Nella bozza si «esprime allarme e preoccupazione per il fatto che le attività umane hanno causato circa 1,1 °C di riscaldamento fino ad oggi, che gli impatti si stanno già facendo sentire in ogni regione e che il carbonio budget coerente con il raggiungimento dell’obiettivo di temperatura dell’accordo di Parigi è stato rapidamente esaurito». E si annunciano «adattamento e finanziamento in questo decennio critico per colmare le lacune nell’attuazione del obiettivi a lungo termine dell’Accordo di Parigi».

Gli impegni

L’obiettivo principale scritto nero su bianco è quello della riduzione delle emissioni globali di anidride carbonica del 45% per il 2030 rispetto al livello del 2010 per arrivare allo “zero netto” per la metà del secolo. Nel documento viene sottolineato «che limitare il riscaldamento globale sotto gli 1,5 gradi Celsius entro il 2100 richiede riduzioni rapide, profonde e sostenute delle emissioni globali di gas serra». I firmatari vengono esortati a «considerare ulteriori opportunità per ridurre le emissioni di gas serra diverse dall’anidride carbonica» e anche «ad accelerare l’eliminazione graduale del carbone e dei sussidi ai combustibili fossili». La via è quella «delle soluzioni basate sulla natura e degli approcci basati sugli ecosistemi, compresa la protezione e il ripristino delle foreste, per ridurre le emissioni, migliorare gli assorbimenti e proteggere la biodiversità».

I finanziamenti devono essere mobilitati «da tutte le fonti possibili per raggiungere gli obiettivi sul riscaldamento climatico», si legge ancora, mentre si sottolinea il rammarico per il fatto che «l’obiettivo dei Paesi sviluppati di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 non è stato ancora raggiunto». Nel documento viene rimarcata «la crescente necessita’ delle parti dei Paesi in via di sviluppo, in particolare a causa dei crescenti impatti dei cambiamenti climatici e dell’aumento dell’indebitamento come conseguenza della pandemia di coronavirus del 2019» di avere «sostegni maggiori attraverso sovvenzioni e altre forme altamente agevolate». R vengono accolti positivamente «i maggiori impegni assunti dai Paesi sviluppati per aumentare le risorse finanziarie» in supporto a quelli in via di sviluppo, compreso il fondo da 100 miliardi di dollari annui, «entro al più tardi il 2023». L’invito è anzi quelli di «accelerare gli sforzi per raggiungere l’obiettivo prima» di quella data.

In copertina EPA/MAST IRHAM | Una protesta contro il cambiamento climatico a Jakarta, in Indonesia, il 10 novembre 2021.

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