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Fratelli Bianchi, la vittima di un pestaggio: «Ridevano in disparte, come se controllassero l’esecuzione»

La testimonianza è emersa durante il processo a carico di un amico dei fratelli Bianchi, condannato a tre anni per un pestaggio

Non erano nuovi a problemi con le forze dell’ordine Marco e Gabriele Bianchi, accusati insieme a Francesco Belleggia e Mario Pincarelli di omicidio volontario aggravato per la morte del 21enne Willy Monteiro Duarte. È quanto emerso dalle motivazioni della sentenza del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Velletri nel corso di un altro processo, a carico di un amico dei fratelli Bianchi, Andrea Cervoni, condannato a 3 anni di reclusione. Nel corso delle indagini sono state raccolte testimonianze relative al “modus operandi” non solo dei fratelli Bianchi, ma anche di quanti gravitavano intorno alla loro “banda”. Nel processo a carico di Cervoni, infatti, un giovane che era stato vittima di pestaggio da parte dell’amico dei bianchi e di Omar Shabani (che ha patteggiato 4 anni e 8 mesi diventando uno dei testimoni del processo per l’omicidio di Willy Monteiro), ha raccontato di non essere riuscito a difendersi da Cervoni e Shabani perché i due erano lottatori di MMA. Durante il pestaggio erano presenti anche i fratelli Bianchi, e la vittima ha spiegato ai giudici che i due «erano in disparte, come se controllassero l’esecuzione e ridevano».


Gli altri casi di violenza

Ben prima dell’omicidio del 21enne, i fratelli Bianchi avevano accumulato una lunga lista di episodi di reiterata violenza, tentativi di estorsione, denunce per spaccio di cocaina e legami con la criminalità organizzata. Nel corso degli anni avevano creato un clima di terrore commisto a omertà nella zona tra Artena, loro paese natale, Velletri e Lariano. Erano stati condannati in primo grado a 5 anni e 4 mesi di reclusione per traffico di droga e tentata estorsione.


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