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Nei prossimi mesi in Europa si rischiano 300 mila morti e 900 mila ricoveri, l’analisi: perché Italia e Regno Unito sono più al sicuro

La ricerca della London School of Hygiene ha preso in considerazione l’andamento delle passate ondate di contagi, provando a calcolare l’impatto potenziale della pandemia sui Paesi europei

L’Europa è vulnerabile e la pandemia può causare ancora almeno altri 300 mila morti e 900 mila ricoverati. L’ora più buia è, per fortuna, già passata per Italia e Regno Unito, che saranno al sicuro nei mesi a venire. È la previsione di uno studio pubblicato sul database medRxiv in preprint, quindi in attesa di validazione da scienziati indipendenti, condotto dai ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine. Il lavoro britannico ha provato a calcolare quale sarò il potenziale carico residuo di Covid-19 nei paesi europei: quante persone, cioè, possono ancora ammalarsi, morire, o avere bisogno di un ricovero in ospedale. Per farlo, sono state incrociate le dinamiche delle passate ondate della pandemia con i dati relativi alla suscettibilità della popolazione al virus – ad esempio, quante persone sono immuni perché vaccinate o già ammalate di Covid – e della vulnerabilità – ad esempio, l’età avanzata. Nei 19 Paesi presi in considerazione dallo studio, la pandemia può essere responsabile di ancora 300 mila morti e 900 mila ricoveri. Esiste però una grande variabilità.


Il Regno Unito sarebbe il Paese meno vulnerabile, grazie alla presenza di tre fattori: l’inizio precoce della campagna vaccinale, gli alti tassi di copertura delle fasce d’età più vulnerabili e l’alto tasso di contagi durante le precedenti ondate. Anche l’Italia presenterebbe una situazione analoga. La Romania, al contrario, si trova in una condizione opposta e pertanto correrebbe un rischio maggiore. Ma in termini assoluti è la Germania il Paese che potrebbe pagare il prezzo più alto, con una previsione di oltre 280 mila ricoveri e 115 mila decessi. Quanto ipotizzato dai ricercatori è un «worst-case scenario», in cui non si tiene conto di alcuni fattori che potrebbero avere un impatto diretto sul numero dei contagi, primo tra tutti il calo dell’immunità indotta dai vaccini con il passare dei mesi. In ogni caso, si raccomandano gli scienziati, «è necessario continuare con gli interventi farmacologici e bisogna sforzarsi di ottenere un’elevata copertura vaccinale in breve termine, per limitare l’aggravarsi della situazione».


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