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Pirateria, 11 milioni di italiani hanno visto le IpTv in un anno: «Un fenomeno criminale da fermare»

Il dossier della Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali: «Solo il 37% degli utenti ha piena coscienza di commettere un reato»

Arrivano dalla Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali (Fapav) i dati aggiornati sulla pirateria, e in modo particolare su quella che riguarda gli eventi sportivi. Con un 38% di incidenza complessiva nell’ultimo anno, rimasta stabile rispetto al 37% registrato nel periodo pre pandemia, a crescere è la pirateria di partite e match sportivi live, con buona preoccupazione dell’industria audiovisiva, primo fra tutti Dazn. L’aumento segnalato negli ultimi 12 mesi è stato del 14%, rispetto al 10% del 2019. Sale anche il numero di persone che nell’ultimo anno ha utilizzato almeno una volta le Iptv illecite, il +21%, che tradotto in cifre corrisponde a circa 11 milioni di persone, di cui 2 milioni hanno dichiarato di possedere un abbonamento illegale.


«Si tratta di una vera e propria criminalità informatica», spiega il segretario generale di Fapav, Federico Bagnoli riferendosi al grande business che aleggia attorno alla pirateria. «C’è una chiara mentalità criminale dietro a tutto questo. I soggetti che alimentano il mercato hanno capito subito che con questo tipo di fenomeno avrebbero potuto ottenere ricavi enormi». Ma la consapevolezza che il singolo cittadino sembra avere della natura criminale della pirateria risulta essere ancora piuttosto scarsa. Secondo il report Fapav solo il 37% di loro ha la piena coscienza di commettere un reato. Un circolo di responsabilità scaricate ma soprattutto di denaro che in Italia vale la cifra di un miliardo di euro all’anno.


Un bel problema per piattaforme come quella di Dazn che ha deciso di investire nel calcio e nelle gare di serie A la bellezza di 480 milioni di euro a stagione, per i prossimi tre anni. Non a caso poche settimane fa era stata proprio la società inglese ad annunciare la volontà di annullare la possibilità di utilizzare due utenze con un unico abbonamento. Un’atto di contrasto alla pirateria, salvo poi fare marcia indietro per le numerose polemiche generate. Tra tutte le forme di pirateria in crescita quella digitale delle pay tv sembra essere la più florida: «È la forma che preoccupa più di tutti», spiega Bagnoli, «l’Italia ha a disposizione tanti strumenti per combattere il fenomeno e molti Paesi continuano ad emularci. Secondo il regolamento Agcom possiamo chiudere un sito in tre giorni attraverso un provvedimento cautelare per esempio».

6.000 posti di lavoro persi in un anno

Un grosso affare per chi decide di alimentare il mercato illecito, un grosso pericolo per chi tenta ancora di lavorare in modo onesto. La pirateria ha provoca 6 mila posti di lavoro all’anno. «È anche per questo che si fa urgente l’azione del governo in merito alle proposte di legge in tema antipirateria», esorta il segretario generale, «e che si rafforza la Direttiva Copyright nel nostro ordinamento». Anche il fronte europeo potrebbe dare un aiuto ancora più concreto: «Rimane centrale la discussione sul Digital Services Act, una grande occasione per potenziare le azioni e gli strumenti di tutela dei contenuti presenti sul web».

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