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La proposta dell’Unione Europea sulle case che consumano troppa energia: non si potranno vendere o affittare

Se confermate, le nuove regole europee lascerebbero fuori dal mercato gli edifici appartenenti alla classe G, quella con il rendimento energetico peggiore. In Italia sono 4,5 milioni

L’obiettivo di ridurre la Co2 sarà raggiunto anche grazie a una stretta sulle abitazioni. Entro il 2030, quando bisognerà tagliare le emissioni di anidride carbonica del 55%, bisognerà adattare gli edifici pubblici e privati secondo nuovi standard energetici europei. Le novità nella direttiva sul Rendimento energetico dell’edilizia (la Energy performance building directive) verranno presentate dalla Commissione europea il 14 dicembre. Da quanto emerge dalla bozza visionata dal Corriere della Sera, a partire dal 31 dicembre 2025 la certificazione di idoneità dell’immobile dovrà seguire un modello prestabilito europeo. La certificazione energetica è già obbligatoria per la vendita o l’affitto di un edificio, ma attualmente ogni Stato membro ha un margine di autonomia per stilare il proprio template. In Italia è obbligatorio per legge l’Attestato di Prestazione Energetica (Ape), che classifica le prestazioni degli edifici su una scala da 10 classi, dalla A4 a G.


Griglia pubblicata dal Mise

Quali novità

Se confermate, le nuove regole europee lascerebbero fuori dal mercato gli edifici appartenenti alla classe G, quella con il rendimento energetico peggiore. Per essere usufruibili, dovranno passare di classe. A partire dal 2027, tutti gli edifici pubblici dovranno appartenere alla classe F e dal 2030 dovranno salire di una altro gradino e raggiungere gli standard della classe E. La novità non varrà solo per gli acquisti, ma anche per i contratti d’affitto: tutti gli edifici residenziali dovranno rientrare almeno nella classe F dal primo gennaio 2030, e salire almeno alla classe E a partire dal 2033.


Le difficoltà dell’Italia

Per l’Italia non è una cosa da poco. Sempre secondo una stima del Corriere della Sera basata sui dati dell’Enea, nel nostro Paese ci sono circa 4,5 milioni di immobili classe G, che verrebbero quindi tagliati fuori dal mercato. In generale, l’87,9% degli edifici è considerato appartenente a classi dalla D in giù. In questo senso, l’Unione europea starebbe pensando di introdurre nuovi strumenti per agevolare l’esecuzione delle ristrutturazioni degli immobili da parte dei proprietari. Oltre al possibile utilizzo dei fondi europei (Recovery Plan, Social Climate Fund, InvestEu), allo studio c’è la possibilità di incentivare gli interventi delle società elettriche ed energetiche, in quanto capaci di assumersi il rischio del finanziamento iniziale e di ripagare gli investimenti con i risparmi sull’energia.

Immagine di copertina: Tom Rumble su Unsplash

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