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Temperature record e incendi, ecco perché l’Europa è l’epicentro dell’«apocalisse di caldo»

Le temperature nel Regno Unito superano i 40 gradi, mentre Portogallo, Spagna, Italia, Francia continuano a bruciare. La spiegazione degli esperti

Spagna, Portogallo e Francia bruciano. Oggi il Regno Unito ha superato, per la prima volta nella sua storia, la soglia dei 40 gradi. Decine di Paesi sono alle prese con la siccità, mentre le temperature non accennano a calare. Tutto il continente europeo è investito da un’ondata di calore senza precedenti che ha portato i meteorologi a parlare di «apocalisse di caldo», mentre gli scienziati notano come le previsioni fatte per i prossimi 30 anni si stanno già avverando, in particolare in Europa. Gli esperti dicono che il caldo estremo e persistente di quest’anno già fa parte di una tendenza in crescita. E le ondate di calore in Europa stanno aumentando di frequenza e intensità a un ritmo più veloce di quello di qualsiasi altra parte del pianeta. Ma perché?


L’Europa al centro dell’«apocalisse di caldo»

Come spiega il New York Times, senza dubbio gioca un ruolo fondamentale il riscaldamento climatico: secondo i dati di Copernicus il continente europeo è già 2,2 gradi oltre i livelli pre-industriali, quindi già oltre il limite di 1,5 gradi indicato dalla comunità internazionale come soglia per evitare conseguenze ambientali irreversibili. Ma ci sono altri fattori, che hanno a che fare con la circolazione dell’atmosfera e dell’oceano. Secondo il professore Kai Kornhuber, ricercatore della Lamont-Doherty Earth Observatory, parte della Columbia University, l’aumento in frequenza e intensità delle ondate di calore che si sono abbattute sull’Europa negli ultimi 40 anni è da ricollegare in parte ai cambiamenti che hanno interessato le correnti a getto presenti nell’atmosfera.


Copernicus | La mappa satellitare del caldo record in Europa

Il ruolo delle correnti

Uno studio pubblicato questo mese con altri ricercatori rileva come molte delle ondate di calore europee si sono verificate quando la corrente a getto si è temporaneamente divisa in due, lasciando al centro un’area di venti deboli e aria ad alta pressione che, combinati, favoriscono l’accumulo di calore estremo. Efi Rousi, una scienziata senior dell’Istituto di Potsdam per la ricerca sul clima in Germania e autrice principale dello studio, ha affermato che l’attuale ondata di caldo sembra essere collegata a questo «doppio getto», che secondo lei sarebbe in atto in Europa da almeno due settimane.

Il professore Kornhuber chiama in causa anche l’Artico, che si sta riscaldando molto più velocemente di altre zone del mondo. Scaldandosi più rapidamente, la temperatura tra esso e l’Equatore diminuisce, causando una diminuzione dei venti estivi che a sua volta comporta una persistenza maggiore dei fenomeni meteorologici. In ballo c’è anche l’ipotesi che il clima europeo sia influenzato dal cambiamento di una delle principali correnti oceaniche al mondo, il Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica (Amoc).

Inoltre, l’aver già sperimentato un’ondata di caldo aumenta la probabilità che altre si abbattano sulla stessa area. Quando c’è dell’umidità nel terreno, parte dell’energia solare viene impiegata per far evaporare l’acqua, portando a un leggero effetto rinfrescante dell’aria. Ma quando un’ondata di caldo secca il suolo e spazza via tutta l’umidità, rimane poco e nulla che possa evaporare alla successiva ondata di aria calda. Così, in un circolo vizioso, altra energia solare «cuoce» ancora di più la superficie terrestre, immettendo ulteriore calore nell’aria.

I Paesi più esposti

Il record di caldo nel Regno Unito

Il Regno Unito è l’esempio più lampante della situazione critica che sta attraversando il continente europeo. Oggi, 19 luglio, il Paese sta affrontando la giornata più calda mai registrata, con temperature che di ora in ora si allontanano dal record nazionale di 38,7 gradi rilevato a Cambridge nel luglio del 2019. Alle due del pomeriggio l’aeroporto di Heathrow registrava 40,2 gradi, superando per la prima volta la soglia dei 40 gradi. Ma, come segnala il Met office, l’agenzia meteorologica nazionale, le temperature potrebbero raggiungere i 42. Le autorità britanniche hanno fortemente sconsigliato gli spostamenti in treno e si registrano disagi e cancellazioni nella rete ferroviaria nazionale, in particolare nelle zone più duramente colpite dal caldo dove si registrano anche i primi incendi boschivi, un fenomeno tutt’altro che comune per le isole britanniche.

Incendi in Francia, Spagna e Portogallo

Continuano invece a bruciare Francia, Spagna e Portogallo. Oggi in 64 comuni francesi, principalmente sulla costa atlantica, è stato battuto il record di caldo assoluto. Ma il caldo torrido, con temperature tra i 37 e i 40 gradi, si sta spostando anche verso l’est del Paese, lasciando dietro di sé i devastanti incendi che hanno costretto all’evacuazione di decine di migliaia di persone e distrutto migliaia di ettari di boschi e vegetazione: 19 mila solo in Gironda e solo dal 12 luglio. Anche la capitale parigina è diventata una fornace, inducendo il comune ad annunciare misure speciali in sostegno alla popolazione.

In Portogallo, dove le temperature hanno raggiunto i 45 gradi, più della metà del Paese è in allerta rossa con 14 incendi attivi. Diverse regioni spagnole stanno vivendo una situazione analoga: una riserva naturale vicino a Salamanca è in fiamme dal 12 luglio, con oltre 39 chilometri quadrati già distrutti, mentre vicino Malaga un altro incendio ha divorato circa 20 chilometri quadrati di terreno.

Picchi di caldo anche in Italia

È allarme incendi anche in Grecia, Croazia e Italia, dove un ulteriore picco di caldo è previsto per domani, con temperature fino ai 42 gradi al Nord e al centro. L’ondata di calore ha coinvolto anche la Germania, dove la giornata di oggi potrebbe diventare la più afosa del 2022: i meteorologi aspettano temperature tra i 34 e i 38 gradi, con punte di 40 nell’ovest e sud-ovest del Paese. Finora il record è detenuto da Cottbus e Dresda, che il 19 giugno hanno toccato i 39,2 gradi.

L’allarme siccità

Ondate di calore senza precedenti portano con sé scenari altrettanto inediti e dai contorni disastrosi. Secondo l’ultimo rapporto sulla siccità in Europa pubblicato dal Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea, il 46 per cento delle campagne europee è devastato dal divampare degli incendi e dal forte calo dei raccolti. A dare l’allarme è Coldiretti, che denuncia come il mese di giugno appena trascorso, sulla base del bollettino climatico del programma europeo Copernicus, è stato il secondo più caldo mai registrato in Europa, con una temperatura superiore di 1,6 gradi alla media.

Francia, Romania, Spagna, Portogallo e Italia sono in testa alla classifica dei Paesi in cui è previsto un forte calo delle produzioni, ma – denuncia l’organizzazione – l’allarme riguarda anche Germania, Polonia, Ungheria, Slovenia e Croazia. Le ultime stime della Commissione Ue prevedono un calo comunitario della produzione di cereali del 2,5 per cento rispetto al 2021. «A soffrire è soprattutto l’Italia, dove i campi sono allo stremo e hanno già perso in media un terzo delle produzioni nazionali dalla frutta al mais, dal frumento al riso, dal latte alle cozze e alle vongole. Siamo di fronte ad un impatto devastante sulle produzioni nazionali con danni che superano i 3 miliardi di euro», conclude Coldiretti.

Immagine di copertina: EPA/PAULO CUNHA

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