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Da Zerocalcare a «Maid», le migliori serie televisive del 2021 secondo Open

Quali sono state le serie tv migliori dell’anno che sta per chiudersi? Noi di Open abbiamo fatto una nostra, personalissima, lista

Con il 2021 agli sgoccioli abbiamo voluto proporvi quali sono, secondo Open, le migliori serie tv sfornate in questo ultimo anno. Va da sé che ormai le piattaforme di streaming tendano ad avere la meglio – come succede ormai da qualche tempo – regalando prodotti diversi tra loro, con una scrittura a volte quasi impeccabile, a discapito di programmi prodotti e trasmessi dalle classiche reti televisive. Dal thriller, alla serie “di formazione”, fino al genere drammatico, nonostante ce ne siano tante interessanti di cui parlare, anche solo perché hanno fornito spunti di riflessione o di dibattito, di spazio non ce n’è per tutti.


Strappare lungo i bordi

NETFLIX | Strappare lungo i bordi

Fa ridere, ma anche riflettere. Un’espressione al limite del banale ma che riassume totalmente il nucleo narrativo di Strappare lungo i bordi, la serie tv targata Netflix scritta, disegnata, diretta ma pure doppiata dal fumettista di Rebibbia: Zerocalcare. Amori, paranoie, disagi, inquietudini sono splendidamente tracciati nei 6 episodi che compongono la serie. Una conferma per i fan della prima ora, una lieta scoperta per chi di Michele Rech – questo il nome all’anagrafe del disegnatore – aveva distrattamente, se non per nulla, sentito parlare. In quei 20 minuti che compongono i singoli episodi c’è tutto: la periferia della Capitale, il romanesco che incede a volte un po’ biascicato, l’ironia amara e la volgarità che non è mai gratuita. Ma soprattutto la capacità di raccontare allo spettatore il sommerso, quello che difficilmente si riesce a verbalizzare perché troppo complicato o perché, a volte, è più semplice nasconderlo sotto il tappeto. Una serie che è una pizza in faccia – per citare l’autore della serie -, ma per riprendersi basterà recitare tre parole: «Haut les coeurs».


Maid

NETFLIX | Maid

Tratta dal romanzo-reportage di Stephanie Land Donna delle pulizie. Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre, Maid è la serie tv disponibile su Netflix che ha per protagonista Margaret Qualley. La storia è quella di Alex, madre giovanissima che una sera scappa di casa con sua figlia Maddy per sottrarsi alle violenze del compagno. Viene accolta in un rifugio per donne vittime di maltrattamenti e dal mattino dopo, con pochi dollari in tasca e un’auto sgangherata, cercherà di ricostruirsi una vita lavorando come donna delle pulizie. La vicenda viaggia su due strade che sembrano non avere nessun aspetto in comune, ma non è così. Da una parte la voglia della protagonista di emanciparsi da una vita familiare che la opprime: la debolezza umana la spinge a tornare dal compagno violento. E una madre bipolare – interpretata da Andie MacDowell, mamma nella realtà di Qualley – che la costringe a invertire i ruoli naturalmente assegnati, rendendo Alex stessa una madre e una balia. Dall’altra, c’è l’ostinazione, la voglia di rivalsa che la fa lavorare indefessamente per garantire un pasto caldo e un futuro alla figlia, ma soprattutto per affrancarsi dalla povertà e da un sistema fatto di sussidi centellinati, aiuti statali che spesso la risucchiano in una spirale di burocrazia e rifiuti.

La Casa di Carta

NETFLIX | La Casa di Carta

La banda di rapinatori cui avevamo imparato a voler bene e che ci hanno fatto vacillare sulla nostra concezione di bene e male, dopo quattro anni dall’ingresso nella Zecca di Stato, hanno messo la parola fine al grande circo de La Casa di Carta (Netflix). Che però nelle ultime stagioni ha perso parecchio appeal. Tra buchi nella sceneggiatura e trame improbabili, le dinamiche argute dei primi capitoli erano diventate un lontano ricordo. Ma come accade spesso con serie tv che all’inizio brillano per creatività e inventiva, è stato difficile scollare gli occhi dal televisore guardando il Professore e i suoi allievi proprio perché affezionati a un prodotto all’origine straordinariamente riuscito. È la classica dinamica del guilty pleasure: per cui si rimane inchiodati al divano pur sapendo che quello che si sta guardando non vale più la pena di essere visto. E così Tokyo, Denver, Stoccolma, Rio, Helsinki, Palermo e gli altri conquistano un posto tra i protagonisti più riusciti di sempre, nelle loro tutte rosse, nascosti dalla maschera di Salvador Dalì.

Squid Game

NETFLIX | Squid Game

Sopraffazione, generosità, competizione, arrendevolezza, affetto, determinazione, perfidia. Non sarebbe sufficiente un’antologia per raccontare tutto quanto è racchiuso in Squid Game, la serie sudcoreana prodotta da Netflix che ha fatto impazzire mezzo mondo (è stato visto da circa 111 milioni di famiglie). Il regista ha già annunciato una seconda stagione. Attraente fin dai primi minuti per la dimensione ludica dentro cui cresce la vicenda che lascerà col fiato sospeso per l’intera stagione, c’è chi l’ha definita una perfetta metafora dell’uomo e del capitalismo. C’è chi l’ha paragonata alla saga Hunger Games. La serie diretta da Hwang Dong-hyuk mette in scena la complessità umana come poche altre volte è stato fatto. Per rendersene conto, basterà non perdere nemmeno un secondo dell’episodio 6, quello in cui i giocatori sono chiamati a sfidarsi in una gara di biglie. Straziante e crudele al tempo stesso.

L’uomo delle castagne

NETFLIX | L’uomo delle castagne

Se le atmosfere dell’Europa del Nord vi affascinano e vi inquietano al tempo stesso, L’uomo delle castagne è la serie tv che fa per voi nel caso ve la foste persa. Ambientata in Danimarca, a Copenaghen, è una pellicola dai toni cupi, diretta da Mikkel Serup e Kasper Barfoed per Netflix e tratta dal romanzo d’esordio di Søren Sveistrup. La storia è quella di una mattanza tutta al femminile e di un serial killer che lascia, omicidio dopo omicidio, delle piccole tracce come Pollicino. Degli omini costruiti con castagne e stuzzicadenti. Ci sono i paesaggi desolati, le baite in legno abbandonate, i boschi con i rami che scricchiolano, le temperature fredde, il cielo sempre plumbeo e grigio. E ci sono due detective, lui e lei, con con due caratteri difficili, e vite ancora più complicate. Definito in perfetto stile Nordic noir, per sei episodi è un crescendo di suspense e curiosità. E per lo spettatore diventa quasi un bisogno vitale conoscere sempre più dettagli, sempre più sfumature.

Omicidio a Easttown

HBO | Omicidio a Easttown

Come risolvere un intricato caso di omicidio in una cittadina di provincia degli Stati Uniti dove tutti sembrano avere qualcosa da nascondere. Se si dovesse riassumere, Omicidio a Easttown sarebbe questo. Disponibile su Sky e Now Tv, la serie è interpretata da Kate Winslet nei panni di Mare Sheehan, una detective con una difficile situazione familiare. Per entrare meglio nella parte, Winslet ha vissuto per circa un mese nella zona in cui è ambientata la serie, in Pennsylvania. E ha cambiato la sua cadenza british in una che fosse il più possibile vicino alla parlata americana. Carta vincente nella sceneggiatura è l’aver saper trasposto la vita di provincia nel film. La cittadina ha tutta l’aria di essere un luogo dimenticato da Dio; le case, una attaccata all’altra, le separa dalla strada solo una recinzione metallica usurata. Poi la depressione, la tossicodipendenza, la solitudine e l’incomunicabilità dei personaggi.

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