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500 euro al mese e durata di 6 mesi: la proposta M5S per frenare «lo sfruttamento legalizzato dei tirocini»

La spiega a Open il deputato Niccolò Invidia, che ha firmato la proposta appena depositata alla Camera. Intanto salta fuori un emendamento alla Manovra per mettere fine agli abusi anche sui tirocini extracurriculari

Alla Camera arriva una proposta di legge, targata Movimento Cinque Stelle, del deputato Niccolò Invidia, che vuole mettere fine allo sfruttamento, da parte dei datori di lavoro, dei ragazzi impegnati nei tirocini curriculari, quelli «previsti da un percorso di studi scolastico o universitario». Open è in grado di anticipare i contenuti della proposta di legge che è stata depositata lo scorso fine settimana e che confluirà poi «in un testo unico nei prossimi mesi». Si va dal rimborso mensile di 500 euro al tetto di 6 mesi per la durata del tirocinio. Parola d’ordine: basta sfruttamento. «Oggi in Italia l’istituto del tirocinio non è considerato lavoro e come conseguenza vediamo accadere e tollerare ogni forma di abuso e sfruttamento. La cosa, sebbene ampiamente accettata, non è minimamente giusta o razionale. E alla fine di questo ingiustificabile sacrificio, per i millennial la possibilità dell’assunzione resta un miraggio inarrivabile», spiega a Open Invidia. Il tirocinio «così com’è oggi, è una doppia sconfitta sia per il ragazzo a cui non sono riconosciute tutele e formazione, sia per il datore di lavoro che poi avrà a che fare con lavoratori non formati adeguatamente». In altre parole, basta ragazzi che lavorano al pari di un dipendente da 1.300 euro ma che non vengono pagati affatto e che perdono il loro tempo portando caffè al capo o facendo attività inutili.


Cosa prevede la proposta di legge

Secondo la proposta di legge di Invidia, il tirocinio non può durare più di 6 mesi ed è «rinnovabile soltanto nel rispetto di questi limiti di durata complessiva». Altrimenti viene considerato al pari di un contratto di apprendistato (che alle aziende costa ovviamente di più, ndr). Deve durare 14 ore settimanali se part-time, 26 ore settimanali se full-time: nel primo caso devono essere previste 6 ore obbligatorie di corsi di formazione tecnica su piattaforme digitali altamente specializzate; nel secondo caso, invece, dalle 8 alle 10 ore di formazione. Non può mancare la figura di un tutor che abbia un’esperienza di almeno tre anni, altrimenti anche in questo caso si considera contratto di apprendistato. Due, poi, i passaggi più delicati: il primo, il riconoscimento di un’indennità obbligatoria – guai a chiamarla retribuzione – per la partecipazione al tirocinio curriculare di 500 euro lordi al mese (importo minimo). Il secondo, il riconoscimento del tirocinio per il computo degli anni ai fini pensionistici oltre a un riconoscimento di 10 crediti per 3 mesi di tirocinio, 20 per 6 mesi «da riscattare qualora il tirocinante decida successivamente di ottenere una nuova laurea». È bene ricordare che il tirocinio non costituisce rapporto di lavoro, dunque un tirocinante non può e non deve essere trattato come un mero lavoratore subordinato. L’attività è funzionale esclusivamente all’apprendimento.


I tirocini extracurricolari e quello “strano” boom di stage

Intanto, per completare il quadro, salta fuori anche un emendamento alla legge di Bilancio 2022 (non ancora approvata, ma ormai è questioni di giorni, il 31 dicembre è il termine ultimo) che regolamenta i tirocini extracurriculari, quelli «finalizzati all’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro». L’obiettivo è prevenire gli abusi da parte delle aziende: basti pensare che solo 1 su 2 diventa un impiego e che – ed è questo un dato da attenzionare – nel secondo trimestre del 2021 ci sono state 90 mila attivazioni di tirocini extracurricolari, ben 62 mila in più rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (+227 per cento). Come denuncia Il Sole 24ore, «scorrendo gli annunci dei portali regionali», sta emergendo «un fenomeno diffuso, ovvero quello della sostituzione gratuita di personale, sfruttando gli incentivi di Garanzia Giovani che paga l’indennità». Un problema non solo per i tirocinanti ma anche per i lavoratori subordinati che rischiano di essere cacciati e rimpiazzati, in fretta e furia, da manovalanza a costo zero (neanche a basso costo).

Quali linee guida?

Con l’emendamento alla Manovra sui tirocini extracurricolari, di fatto, si impone alla Conferenza Stato-Regioni di stilare il prima possibile delle linee guide che regolamentino questo tipo di stage. Documento che dovrà essere presentato entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge e che dovrà prevedere una «congrua» indennità di partecipazione per i tirocinanti e una certificazione che attesti le capacità acquisite al termine del tirocinio. La Conferenza Stato-Regioni dovrà anche indicare la durata massima del rapporto, il numero massimo di tirocini attivabili per ogni azienda. Previste multe da 1.000 a 6.000 per le aziende che non pagheranno l’indennità di partecipazione ai tirocinanti. Infine, è stato introdotto, sempre con un emendamento, uno sgravio fiscale del 100 per cento per le piccole aziende, quindi fino a un massimo di 9 dipendenti, che assumono under 25 con contratti di apprendistato formativo. Ma per avere l’ok definitivo bisognerà attendere l’approvazione definitiva della Manovra.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/UFFICIO STAMPA “RETE DELLA CONOSCENZA”

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