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La scomparsa di Liliana Resinovich a Trieste: cosa sappiamo del cadavere trovato nei sacchi

Il marito Sebastiano Visintin e l’amico Claudio Sterpin si accusano a vicenda. Il movente economico, la pensione e le indagini

Liliana Resinovich, 63 anni, è sparita il 14 dicembre scorso da Trieste: è uscita dalla sua casa in via Verrocchio 2 al mattino e non è più tornata. Il marito Sebastiano Visintin, 72 anni, ha denunciato la sua scomparsa. Alle 8,22 del mattino Liliana ha chiamato il suo amico Claudio Sterpin, con cui aveva avuto una relazione molto tempo prima, per avvertirlo che sarebbe andata a casa di lui alle 10. I due volevano anche passare un week end insieme tra il 18 e il 19 dicembre. Mercoledì pomeriggio il cadavere di una donna è stato ritrovato in una zona boschiva del parco dell’ex ospedale psichiatrico. Il corpo era in posizione fetale, rannicchiato, vestito, in fase iniziale di decomposizione. Era coperto da due sacchi neri ma aveva anche altri due sacchetti di nylon legati attorno al collo. Non aveva segni di lotta.


Il movente economico

Attualmente non ci sono persone indagate nella vicenda. Il procuratore capo di Trieste, Antonio De Nicolo, ha detto che bisognerà aspettare i risultati dell’autopsia per sapere se il cadavere appartiene a Liliana Resinovich. Il medico legale incaricato dell’autopsia è Fulvio Costantinides. Subito dopo la notizia della sua scomparsa intorno al nome della donna si è scatenata una guerra di dichiarazioni tra il marito e l’amico. Sterpin, 82 anni e una vita passata nell’associazionismo sportivo, ha detto che con Liliana lo legava un’amicizia di vecchia data e che l’ha sentita per l’ultima volta quella mattina, quando lei gli ha annunciato che prima di andare da lui sarebbe dovuta passare in un negozio di telefonia WindTre che si trova in via Battisti. La donna non è però salita sull’autobus che l’avrebbe portata in zona, come hanno chiarito le immagini delle telecamere.


«A mezzogiorno sono andato al negozio WindTre chiedendo se la avessero vista, gli addetti mi hanno detto di no. Ero preoccupato. Verso le tre ho richiamato al cellulare di Lilly, ha risposto il marito e ha subito messo giù. Ho riferito tutto alla polizia», ha detto l’amico. Nell’intervista rilasciata a Repubblica Sterpin ha chiarito che con Liliana aveva avuto una relazione negli anni Ottanta e di averla incontrata di nuovo tra agosto e settembre al cimitero di Trieste, dove ha seppellito la moglie vicino alla madre di Liliana, che lui chiama Lilly: «Ci siamo riavvicinati…lei negli ultimi mesi veniva a darmi una mano a casa per stirare. Abbiamo ripreso a parlare di noi, è riaffiorato quell’affetto che ci univa. Non voglio definirmi un amante. A 82 anni, con la prostata operata tre volte per cancro, che amante sarei. Il nostro rapporto era un’amicizia affettuosa: lo sottolineo anche per l’onorabilità di Lilly. Ci volevamo bene, ci mandavamo messaggi per il buongiorno e la buonanotte».

La pensione

Sempre Sterpin ha parlato del fatto che la donna gli avrebbe confessato di non andare d’accordo più con il marito e ha adombrato che dietro la scomparsa ci fosse un movente economico. Liliana, racconta oggi il Piccolo, percepiva infatti una pensione di poco più di 1.450 euro, frutto del suo lavoro come dipendente regionale, mentre il marito gode del sussidio minimo: 500 euro. Arrotonda affilando coltelli in nero. Resinovich aveva anche qualche risparmio: un conto da 50 mila euro in banca. A lei erano intestate le utenze e lei provvedeva a pagare le bollette. Se la moglie l’avesse lasciato, è il ragionamento, l’uomo si sarebbe trovato in difficoltà economiche.

Visintin ha raccontato alla polizia di aver utilizzato la bicicletta quel mattino per provare una telecamera GoPro. Poi ha cambiato versione, facendo sapere di aver consegnato prima alcuni coltelli in supermercati e pescherie e poi di essere andato in bici in tarda mattinata. Sul fronte delle indagini, «è certo che Liliana Resinovich si sia allontanata a piedi, per questo ieri le attività di perlustrazione riguardavano la zona raggiungibile a piedi attorno alla sua abitazione», ha precisato ieri il prefetto di Trieste Annunziato Vardè, escludendo «elementi per dire che Liliana abbia preso un bus». Sono state «visionate tutte le immagini delle telecamere e non è stata ripresa la signora né sulla strada che porta verso il capolinea dei bus né dalle telecamere del piazzale dove credo siano presenti».

Le indagini

La dichiarazione smentisce le parole di Visintin, il quale aveva raccontato che gli era stato riferito come le telecamere della Trieste Trasporti avrebbero inquadrato la donna il 14 dicembre. Lo stesso Visintin si è difeso dalle parole di Sterpin andando all’attacco: «Lui dice che Lilly era triste con me – ha affermato l’uomo – invece era spaventata da lui perché lui voleva sempre di più. Avevano anche organizzato un week end assieme». La data scelta era significativa sia per Sterpin che per Resinovich: era l’anniversario della loro conoscenza, avvenuta quarant’anni prima. Per il procuratore di Trieste non si può escludere ancora nessuna pista: nemmeno quella del suicidio. Il riconoscimento del cadavere, spiega oggi il Corriere della Sera, non è stato effettuato perché si attende il vaglio delle posizioni dei protagonisti della vicenda. A breve la procura potrebbe decidere di iscrivere qualcuno di loro.

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