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Funerale nazista, la diocesi di Roma: «La svastica un simbolo orrendo e inconciliabile con il cristianesimo»

Il vicariato di Roma prende le distanze dall’episodio: quanto avvenuto fuori dalla parrocchia è successo «alla totale insaputa del parroco»

«Una strumentalizzazione ideologica grave, offensiva e inaccettabile». Così la diocesi di Roma ha condannato il funerale nazista, avvenuto ieri, 10 gennaio, nella parrocchia di Santa Lucia a Roma, rione Prati. Il feretro era avvolto in una bandiera con la svastica e all’uscita dalla chiesa, i partecipanti alla funzione, schierati ai due lati del sagrato, hanno detto addio alla loro camerata con il saluto romano. Il funerale salutava Alessia Augello, militante di Forza Nuova, scomparsa a 44 anni per una trombosi. Dopo che i sacerdoti della parrocchia hanno preso le distanze dall’episodio, anche il vicariato di Roma si è espresso, «deplorando con fermezza quanto accaduto». La diocesi di Roma ha confermato che l’episodio è avvenuto «alla totale insaputa del parroco, don Alessandro Zenobbi, e di tutto il clero parrocchiale», definendo la bandiera con la svastica nazista «un simbolo orrendo e inconciliabile con il cristianesimo». «Il funerale si è svolto senza alcun segno o manifestazione che facesse presagire ciò che è accaduto subito dopo», ha spiegato il vicariato. «La diocesi di Roma, nelle sue tante componenti ecclesiali, lavora da tempo e con dedizione per formare, educare e così disattivare ogni meccanismo di odio, di contrapposizione, di tentazione violenta ideologica e discriminatoria. Assicuriamo l’impegno della nostra comunità cristiana nella preghiera per l’anima della defunta e nella vicinanza ai suoi familiari, che vivono il dolore del distacco terreno», conclude la nota.


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