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Test fai da te, il modello Emilia-Romagna e il rischio falsi negativi. Donini: «In guerra servono tutte le armi»

L’assessore regionale alla Salute ha presentato quello che da mercoledì diventerà il nuovo sistema di tracciamento della regione: «Non è uno strumento per No vax»

«Da mercoledì i cittadini dell’Emilia Romagna che hanno svolto la vaccinazione con le due dosi più il booster, circa 2,5 milioni di persone, avranno l’opportunità di somministrarsi in autonomia a casa il test fai da te che varrà come un molecolare o un antigenico rapido». Così l’assessore alla sanità Raffaele Donini oggi in conferenza stampa per annunciare la decisione che dal 19 dicembre cambierà in modo significativo il sistema di tracciamento anti Covid del territorio. Una sperimentazione che Donini spera possa alleggerire «l’iter burocratico attualmente legato all’attività di testing e che possa essere così estesa anche ad altre regioni».


Come funziona il test

«La sperimentazione è esclusivamente rivolta ai boosterati che al momento del test non presentano sintomi», ha spiegato Donini, effettuando in diretta su se stesso il test a domicilio. «Tutti quelli che rientrano nella categoria descritta potranno recarsi in farmacia, chiedere uno dei tamponi autorizzati all’autotesting, tornare a casa e verificare in autonomia la propria positività o negatività». Si tratta di un test nasale: il cotton fioc dovrà essere inserito nella narice per raccogliere liquido utile alla verifica. Lo stesso dovrà poi essere poggiato nel blister apposito che nel giro di 15 minuti sarà in grado di fornire un risultato.

Cosa succede dopo il test?

Dopo aver ottenuto l’esito, in caso di positività, il cittadino (vaccinato con tre dosi e asintomatico) dovrà accedere tramite lo Spid (Sistema Pubblico di Identità Digitale) al proprio Fascicolo sanitario. «Una volta entrati all’interno dell’area dei servizi online vedrà una nuova voce: “Autotesting tampone“», spiega l’ingegner Gandolfo Miserendino, responsabile Ict dell’assessorato regionale alla Salute e della messa a punto informatica del nuovo sistema. «Una volta entrati sarà necessario inserire in un form alcune informazioni fondamentali: la prima è quella sui sintomi presenti (febbre, rinite, tosse ecc…). In caso di risposta affermativa il sistema rimbalzerà il paziente dando la direttiva di rivolgersi a un medico». L’importante per la sperimentazione è infatti garantire la massima sicurezza delle persone che si accosteranno al nuovo metodo: «Per questo in caso di sintomi e problemi la soluzione non potrà essere l’autotesting». La spiegazione dell’ingegnere continua: «Qualora la risposta sui sintomi presenti sia “no” si potrà andare avanti inserendo nel form il numero che si trova al di sotto del codice a barra presente sulla confezione del test».

Nel corso della procedura, saranno richieste altre informazioni: numero di lotto nel retro della confezione, data di scadenza del test, data e ora del test eseguito e non meno importante l’esito ottenuto. «L’ultimo passaggio sarà il caricamento dell’immagine del proprio tampone attraverso il cellulare. Dovrà essere visibile il codice a barra e la parte del blister legata al risultato». Dopo la compilazione, il form con i dati potrà essere inviato tramite il pulsante apposito da cliccare. Solo a partire da questo momento si dovranno contare le 24 ore necessarie affinché l’Asl elabori e invii un certificato di inizio quarantena. Lo stesso iter sarà necessario per l’uscita dall’isolamento: dopo 7 giorni sarà un altro test fai da te a documentare la negatività del paziente, che a quel punto compilerà nuovamente il form sul proprio fascicolo sanitario e attenderà le 24 ore per la certificazione di fine quarantena.

Il responsabile scientifico dell’esperimento: «La strada giusta»

«È vero, questi test sono meno attendibili di un molecolare o un rapido, hanno sicuramente una sensibilità inferiore ma è anche vero che la percentuale di positività che stiamo registrando in questo momento è altissima». Il professore Vittorio Sambri, direttore del Laboratorio di Pievesestina e docente di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università di Bologna, responsabile scientifico della sperimentazione promossa da Donini, risponde alla principale preoccupazione che riguarda l’auto tracciamento. Il pericolo è quello di una valanga di falsi negativi e di un procedimento che con il nuovo sistema passa quasi totalmente nelle mani dei singoli cittadini.

Sul tema dell’attendibilità, il punto di forza per il professo Sambri starebbe nella frequenza di testing. «L’utilizzo di un test anche con una sensibilità ridotta ma che possa essere fatta con molta frequenza ha lo scopo di tenere il più possibile sotto controllo la circolazione virale stessa», spiega. «Un lavoro scientifico americano di un anno fa dimostra in maniera incontrovertibile che l’utilizzo a media o bassa sensibilità ma con un elevata frequenza ha lo stesso valore di un molecolare fatto una volta al mese», spiega. L’obiettivo ribadito dal professore è quello di semplificare un sistema di ricerca del virus che continua ad essere ingestibile. «Stiamo lavorando con numeri non compatibili a un’attività prolungata, non riusciremo ad andare avanti in questo modo per chissà quanti altri giorni. Questa è la strada giusta per garantire un controllo in larga scala senza aumentare il carico del sistema».

«Non è uno strumento per No vax»

«Siamo consapevoli di chiedere un atto di ulteriore responsabilità ai cittadini ma qui si parla di una categoria di popolazione già vaccinatasi tre volte e che ha capito molto bene l’importanza di mettere in sicurezza se stessi e gli altri», spiega l’assessore Donini a chi si mostra ancora scettico sulla sicurezza di tracciamento garantito da un testing fai da te. «Sono gli stessi per cui settimane fa avevamo chiesto addirittura che non ci fosse più il tampone di fine isolamento. Qui i No vax non c’entrano nulla».

«Pronti a ritirare tutto se non funziona»

Sul tema dei falsi negativi anche l’assessore Donini, così come il professor Sambri, sembra apparire ottimista e soprattutto con poche alternative altrettanto valide per arginare la fatica del sistema di controllo. «Non abbiamo paura dei falsi negativi, qui siamo in una situazione di guerra. E in una guerra si combatte con i cannoni ma anche con i fucili. Siamo la regione che rispetto alla popolazione di residenti elabora più tamponi molecolari. Poi se ci saranno problemi saremo anche pronti a ritirare i test». Uno degli ulteriori interrogativi riguarda la manualità che le persone comuni riusciranno ad avere rispetto agli operatori sanitari professionisti. «Diffonderemo dei video dimostrativi per far vedere che si può fare senza grossi problemi», spiega Donini in proposito. «Ricordo che anche quando cominciammo nelle farmacie c’era l’auto somministrazione. La popolazione è pronta, sa benissimo ormai come fare un tampone».

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