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«Dov’è Peng Shuai?»: alla finale femminile dell’Australian Open la protesta che imbarazza Pechino

La vicenda della giocatrice torna alla ribalta in uno degli appuntamenti tennistici più importanti

«Dov’è Peng Shuai?»: un migliaio di magliette con questa scritta sono state distribuite da alcuni attivisti al pubblico della finale del singolare femminile dell’Australian Open. La mobilitazione ha l’intento di voler riaccendere i riflettori sulla storia della campionessa cinese di tennis, ex numero uno al mondo di doppio ed ex campionessa di doppio al Roland-Garros, . Già una settimana fa la sicurezza del torneo avevano domandato di far sparire le t-shirt dal terreno del torneo. Ora gli attivisti ci riprovano distribuendo un migliaio di magliette a spettatori e spettatrici del match finale femminile del torneo tra Ashleigh Barty, numero 1 del mondo, e la statunitense Danielle Collins (che è invece al 30esimo posto) sul campo del Melbourne Park. «Abbiamo distribuito gratuitamente centinaia di magliette e molte persone che vedranno la finale le indossano», spiega uno degli attivisti, Drew Pavlou. Peng Shuai, 35 anni, aveva denunciato di essere stata violentata dall’ex vicepremier cinese Zhang Gaoli, tra i personaggi più potenti in Cina dal 2013 al 2018, nel corso di una relazione di alcuni anni. Ha poi negato ogni accusa mentre per un certo periodo di tempo di lei si erano completamente perse le sue tracce. È poi riapparsa in videoconferenza con il presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach.


In copertina EPA/DAVE HUNT | Attivisti con magliette a sostegno alla giocatrice cinese Peng Shuai al Melbourne Park, a Melbourne, Australia, 25 gennaio 2022.


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