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Silvestri: «Il lockdown? Sono i poveri a soffrirne di più, a scuola come nel lavoro»

Secondo il virologo lo schema delle aperture di destra e delle chiusure di sinistra va superato

Il professor Guido Silvestri, docente alla Emory University, in un articolo pubblicato da Repubblica oggi va all’attacco del lockdown e delle restrizioni per Covid-19. Silvestri spiega che le chiusure non le soffre ugualmente chi vive in attici e ville con piscina e chi vive in appartamenti piccoli, male areati e sovraffollati. E lo stesso vale per la Dad, che crea disagio in famiglie povere con poco spazio, minima privacy e scarso supporto tecnologico. E ci sono da considerare anche gli effetti esterni: quando l’Occidente “chiude” per tre mesi, in Asia e Africa 150 milioni di persone finiscono in estrema povertà, ed alcuni milioni muoiono di fame. Poi conclude:


Paradossalmente, proprio in questo contesto si sviluppa l’idea che le chiusure siano di sinistra e le aperture di destra — uno schema sommario e distorto, nato dall’osservare come la politica opportunista e populista di leader come Trump e Bolsonaro abbia navigato l’emergenza Covid in modo scientificamente approssimativo e minimizzando i rischi causati dal virus. Ma passando a una visione più lucida e analitica, è evidente che ogni chiusura, soprattutto se non integrata da massicci ed immediati interventi di sostegno, ha rappresentato un trasferimento netto di ricchezza, potere e perfino salute dai poveri ai ricchi.


Sulle chiusure si può e si deve discutere, con onestà intellettuale e basandosi sui dati, andando nel dettaglio di come, dove e quando farle, e quali siano le possibili alternative. Ma questa discussione non può più prescindere dal fatto che la principale categoria a subire l’impatto sociale, economico e psicologico di questi interventi siano i poveri (e con loro altri soggetti “deboli” come disabili, malati, anziani, minori e carcerati).

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