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Marocco, la terribile disillusione: il piccolo Rayan non ce l’ha fatta – Il video

La triste notizia arriva poco tempo dopo l’estrazione dal pozzo: «Il bambino è morto a causa delle ferite riportate durante la caduta»

Rayan non ce l’ha fatta. Il bambino di cinque anni caduto in fondo a un pozzo di 32 metri nel villaggio Tamrout a nord del Marocco 5 giorni fa era stato tirato fuori questa sera, 5 febbraio. Poco dopo il soccorso, un comunicato del gabinetto della Casa Reale del Marocco ha dato la triste notizia: «Il bambino è morto a causa delle ferite riportate durante la caduta». Il Re Mohammed VI ha telefonato ai genitori del bimbo per fargli le condoglianze. I soccorritori, impegnati in una corsa contro il tempo, hanno scavato per giorni con ogni mezzo, anche con le mani, un percorso in orizzontale per evitare il rischio di crolli. Lo hanno fatto centimetro dopo centimetro, nella speranza di non trovare altri intoppi. L’ultimo ostacolo era una roccia, picconata con tenacia e che, secondo gli ingegneri che coordinano i lavori, questa mattina, 5 febbraio, era quasi completamente rimossa. Le operazioni di soccorso sono state seguite in diretta da milioni di marocchini in patria e all’estero, in una situazione di copertura mediatica che in Italia ricorda quella del piccolo Alfredino Rampi, precipitato in un pozzo 40 anni fa e poi deceduto.


Le ore precedenti

Nella giornata, il padre ha raccontato di avere parlato con il figlio, brevemente, attraverso la radio: «Gli ho parlato via radio, ho sentito il suo respiro, respira a fatica, ma è vivo». Il bambino aveva ricevuto ossigeno e acqua, ma difficilmente avrebbe potuto resistere a lungo. Le immagini di una telecamera fatta scendere in profondità hanno mostrato Rayan ancora vivo e in grado di muoversi, a oltre 40 ore dalla caduta. «Rayan è vivo, lo tireremo fuori oggi», ha confermato il direttore delle operazioni di soccorso, l’ingegnere Mourad Al Jazouli. Sui social si rincorrevano foto e messaggi di solidarietà e speranza, con l’hashtag ‘salvate Rayan’.


La caduta nel pozzo e i soccorsi

Martedì scorso il piccolo, non si sa ancora come, mentre giocava davanti casa, a Tamrout un villaggio a nord del Marocco, è finito nel pozzo. Un pozzo profondo 32 metri, largo da 30 a 20 centimetri, come avrebbero poi rivelato le misurazioni dei tecnici. Il pozzo, senza più acqua, aspettava di essere messo in sicurezza. E, come invece molti altri pozzi esausti in Marocco, era rimasto lì protetto soltanto da un telo di plastica e qualche pezzo di legno. Sono servite più di 100 ore di lavoro con sei escavatori a sbancare la montagna, prima di arrivare a un soffio da Rayan, senza poterlo ancora salvare. I volontari hanno scavato un cratere di 30 metri, parallelo al pozzo, poi, con i picconi, un corridoio orizzontale. Si trova sulla catena del Rif, nella provincia di Chefchauen, dove il terreno è inframmezzato da rocce. Alcuni smottamenti, l’ultimo alle 19 circa di venerdì, man mano che i lavori procedevano, hanno fatto temere il peggio.

Il supporto della popolazione

Le operazioni di salvataggio sono state seguite anche da una folla crescente che si è accalcata attorno al pozzo, tanto che la gendarmeria reale ha inviato un contingente per allontanare i curiosi. Per Rayan è scattata anche una gara di solidarietà: i residenti di Tamrout ospitano nelle proprie abitazioni i volontari arrivati da tutto il paese per contribuire alle operazioni di salvataggio, mentre le 60mila moschee del paese citano Rayan nelle loro preghiere quotidiane. Non è mancato però chi ha puntato ad approfittarsi della situazione: è stata creata una pagina Facebook a nome del padre di Rayan, sebbene l’uomo non possegga neppure il cellulare. E qualcuno ha messo in vendita delle magliette col nome di Rayan, in vendita a 16,68€, inclusa la spedizione.

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