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One Ocean Summit, più di 100 Paesi si impegnano per salvare gli oceani. L’Ue: «Accordo entro fine anno»

Dalla lotta contro la pesca illegale alla protezione delle acque internazionali, fino all’inquinamento da plastica: come è andato il vertice di Brest

Preservare gli oceani dai danni umani. Questo il rinnovato impegno di oltre 100 Paesi riuniti nella sessione del vertice One Ocean a Brest, in Francia. È stato il presidente Emmanuel Macron a parlare di «un 2022 decisivo» in cui prendere «impegni chiari e fermi». Il vertice ha segnato il punto di partenza di una serie di importanti incontri internazionali incentrati sugli oceani, tra cui la Conferenza Onu sull’Oceano a Lisbona a giugno e la Cop27 a Sharm el-Sheikh, in Egitto, prevista in autunno. Tra le misure discusse anche quella del rafforzamento della lotta contro la pesca illegale, della riduzione dell’inquinamento da plastica e di una migliore protezione delle acque internazionali. «È l’oceano che rende possibile la vita sulla Terra, produce più della metà dell’ossigeno che respiriamo, e anche quello è a rischio. Loceano e il clima sono indissolubilmente legati. Sono la stessa cosa», ha detto durante il vertice anche l’inviato statunitense per il clima, John Kerry. E proprio negli Stati Uniti, a New York, il prossimo marzo sarà previsto l’ultimo ciclo di negoziati da parte delle Nazioni Unite. «Siamo così vicini, ma dobbiamo spingere per ottenere la firma del trattato nel 2022», ha detto al vertice la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «La speranza è che un quarto e ultimo ciclo di negoziati raggiunga l’accordo definitivo a New York a marzo».


Gli accordi dell’Ue e degli altri Paese

Per quanto riguarda i 27 stati dell’Unione europea, si è accordata con altre 16 nazioni per stabilire un’intesa globale entro la fine dell’anno per regolamentare l’uso sostenibile dell’alto mare (e cioè delle acque che si trovano al di fuori della giurisdizione di qualsiasi paese) con l’obiettivo «di preservare la loro biodiversità». Un altro passo importante che arriva dal vertice di Brest è anche l’impegno annunciato di Francia e Colombia nella promozione di una coalizione globale “Blue Carbon”: lo scopo è quello di «aiutare a finanziare il ripristino degli ecosistemi costieri come saline, praterie di fanerogame e mangrovie che sono in grado di assorbire e immagazzinare grandi quantità di carbonio», ha spiegato Macron, informando anche di un altro grosso obiettivo raggiunto. «Con l’estensione della riserva naturale dei territori meridionali, abbiamo raggiunto il 33% dell’area francese classificata come area protetta- ha detto il presidente – e abbiamo reso questa riserva la seconda area protetta più grande del mondo. Impegno mantenuto e obiettivo superato».


La guerra alla plastica

I Paesi continuano a riunirsi e a prendere impegni ma le aspettative degli attivisti sono ora come non mai rivolte a più azioni concrete e meno parole. «Servono misure urgente sui meccanismi di conservazione e sulla governance», ha detto Francosi Chartier di Greenpeace France commentando il vertice di Brest. «Non possiamo pretendere di difendere gli oceani e allo stesso tempo sostenere l’industria mineraria che li arerà e aggraverà il clima instabile», continuano gli attivisti. Tra le promesse di presa in carico arrivate da Brest anche quella della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). Unitasi alla Banca europea per gli investimenti (BEI) e alle banche di sviluppo francese, tedesca, italiana e spagnola porterà avanti l’iniziativa «Per gli oceani puliti»: l’obiettivo è quello di ridurre i 9 milioni di tonnellate di plastica che finiscono negli oceani ogni anno, investendo 4 miliardi di euro di finanziamenti entro il 2025. Un’altra mezza dozzina di Paesi si è unita invece al programma ambientale delle Nazioni Unite per aiutare i governi e le imprese «a passare a un’economia circolare mirata al riciclaggio o al riutilizzo del 100% di tutta la plastica».

Il freno alla pesca illegale

Nel tentativo di frenare ulteriormente la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che rappresenta quasi un quinto delle catture mondiali, altri sei Paesi del vertice si sono impegnati a ratificare l’accordo di Città del Capo dell’Organizzazione marittima internazionale che stabilisce standard di sicurezza per i pescherecci. Nel frattempo, 22 armatori europei si sono impegnati a raggiungere nuovi obiettivi per ridurre il rumore subacqueo, le emissioni, i residui e gli scarichi di petrolio. 18 porti in tutto il mondo hanno promesso di ridurre le emissioni portuali mentre i Paesi mediterranei, insieme all’Ue, hanno dichiarato di puntare a trasformare il Mediterraneo in un’area basso contenuto di zolfo entro il 2025.

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