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Ucraina, perché l’iniziativa di Mosca è lenta? Lo storico: «Putin vuole i confini di Pietro Il Grande»

La città sul mare d’Azov è circondata: è la sede del Battaglione Azov ed era stata riconquistata dagli ucraini nel 2014 dopo un mese di assedio

Colpirne uno per educarne cento. Sarebbe questa la strategia alla base dell’assedio di Mariupol, città portuale da mezzo milione di abitanti a sud di Donetsk e Lugansk sul mar d’Azov, assediata da una settimana dalle truppe russe, Intrappolate in città ci sono ancora 200-300 mila persone. Oggi è il terzo giorno in cui per loro si apre la speranza di un corridoio umanitario che li porti in salvo, altrove, lontano dai bombardamenti che prima avvenivano solo di notte, ora sono continui durante tutto il giorno. Sabato e domenica si è parlato di una via di fuga per queste persone, negoziata dalla Croce Rossa Internazionale – che qui ha una sede anche con personale straniero – con le parti in causa: in entrambi i casi il tentativo è stato abortito, perché si sparava sui civili e far arrivare da fuori i pullman per evacuare la gente (qui non c’è più benzina. Anzi, qui non c’è più niente) non era sicuro.


La grande colpa di Mariupol, quello per cui la strategia di Vladimir Putin, scrive l’inviato a Dnipro del Corriere della Sera Andrea Nicastro, l’ha scelta come vittima sacrificale e dimostrativa di questa guerra, è quella di essere sede della Brigata Azov, ovvero quei neonazisti di cui il presidente russo dice di voler liberare l’Ucraina. Qualche migliaio di persone su mezzo milione di abitanti. Nel 2014, quando questa guerra è davvero cominciata, gli ucraini riuscirono a strappare questa città portuale ai russi dopo un mese di assedio. Ora l’assedio, fatto non solo di bombe, ma anche di cittadini che vengono affamati, senza acqua, riscaldamento e tagliati fuori dal mondo con i telefonini scarichi.


Cosa vuole fare Putin

Putin vuole «ricreare una Russia che almeno come territorio si richiami ai confini dello zar Pietro il Grande», dice in un’intervista sempre al Corriere il professor Roj Medvedev, storico dello stalinismo. E «non c’è nulla di male». «Forse ne teme le conseguenze economiche, ma la maggioranza dei russi è d’accordo con quel che sta accadendo», dice il professore. «Solo che a voi occidentali non piace ammetterlo. E così definite la Russia come un regime, ignorando che alla Duma le risoluzioni vengono prese all’unanimità, anche da quel poco di opposizione che, se non fosse così, avrebbe ogni convenienza al dissenso».

L’Ucraina «come sfera di influenza, tornerà geograficamente ai tempi di Gogol, nostro sommo scrittore che era nato in quello che oggi è territorio ucraino, ma tutti considerano russo. La storia non passa mai invano. Neppure Putin pensa di riprendersi l’intera Ucraina. Solo quella russofona. Quanto alla minaccia nucleare, nessuno ci pensa davvero. Sono solo parole». L’Ucraina è il tentativo di Putin «di riscrivere la Storia, deviandone il corso. Certo non è uno zar, figura che per lui assume connotazioni mitologiche. Di sicuro non somiglia a Lenin, ci mancherebbe. Ma neppure a Stalin, al quale spesso viene paragonato con malignità».

In copertina Twitter | Un’immagine pubblicata sul profilo Twitter Defense Ukraine, 05 marzo 2022.

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