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Omicidio Cerciello Rega, condanne ridotte in secondo grado: 24 anni per Elder e 22 per Hiorth

In secondo grado, il procuratore generale aveva chiesto la conferma del carcere a vita per Elder, mentre per Hjorth una riduzione di pena a 24 anni

La corte d’Assise d’Appello di Roma ha ridotto le condanne per Finnegan Lee Elder e per Gabriel Natale Hjorth. Per il primo la condanna scende a 24 anni, mentre per il secondo a 22 anni. I due giovani americani rispondono dell’accusa di omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso nel centro di Roma nel luglio del 2019 con undici coltellate. In primo grado i due americani erano stati condannati all’ergastolo. Il procuratore generale aveva chiesto la conferma del carcere a vita per Elder, mentre per Hjorth una riduzione di pena a 24 anni. «Questa sentenza è uno schifoso compromesso» è il commento dell’avvocato Renato Borzone, legale della difesa di Elder. «Che schifo. Un compromesso per cercare di salvare un mentitore – sono le sue parole -, ma noi contiamo sempre sull’esistenza di un giudice a Berlino e a Strasburgo. Quello che è successo è indegno. Restano le bugie del testimone principale. Mi riferisco alle 53 bugie di Varriale».


Il collega di Cerciello Rega, di pattuglia insieme a lui nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019, è stato un teste determinante essendo sopravvissuto allo scontro. Ma allo stesso tempo l’intera vicenda conserva dei punti oscuri mai chiariti. Uno di questi è appunto il fatto che Varriale avesse mentito a proposito dell’avere con sé l’arma di servizio. Anche la difesa di Hjorth ha espresso delusione per la sentenza di Hjorth: «Sono state concesse le attenuanti generiche. Non nascondo una grande delusione perché avevamo sicuramente dimostrato l’estraneità di Natale Hjorth – è il commento dell’avvocato Francesco Petrelli – lui non ha visto e non ha potuto valutare neanche le conseguenze di quanto successo. Leggeremo le motivazioni – ha concluso il legale – e credo che sarà non facile motivare una condanna in una vicenda così complessa. In una situazione come questa ci aspettavamo fosse riconosciuta l’innocenza».


La vedova del vicebrigadiere: «Il suo sacrificio non va dimenticato»

«Il sacrificio di mio marito non deve essere dimenticato – commenta invece Rosa Maria Esilio, vedova del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, dopo che i giudici di appello hanno ridotto le condanne ai due imputati per l’omicidio -. Mio marito era un servitore dello Stato ucciso nel momento più felice della sua vita. Il dovere della memoria non è solo di noi familiari ma è di tutti».

L’udienza

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma sono entrati in camera di consiglio poco dopo le 11.30 e in apertura di udienza hanno ascoltato Elder che ha chiesto di fare dichiarazioni spontanee sulla vicenda. Il giovane ha riferito di essere «dispiaciuto per quanto avvenuto» ma, come accadde all’epoca dei fatti, ha ribadito che «non sapeva» che Cerciello e il suo collega di pattuglia Andrea Varriale «fossero carabinieri».

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