Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Conte: «Il M5s voterà no all’aumento delle spese militari. Cade il governo? Ognuno farà le sue scelte»

Il leader dei grillini: la soglia del 2% è frutto di un impegno del 2014, non possiamo violarlo

Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte annuncia che il suo partito voterà no all’aumento. E, in un’intervista rilasciata a La Stampa, fa anche sapere che in caso di rischio caduta del governo Draghi «ognuno farà le sue scelte». Dopo l’astensione dei grillini sulla risoluzione di L’Alternativa C’è, a prima firma di Pino Cabras, ex M5s, in cui si chiedeva di impegnare il governo «a non incrementare le spese militari al 2% del Pil», l’ex Avvocato del Popolo detta la linea nel colloquio con Andrea Malaguti. «La soglia del 2% è frutto di un impegno preso nel 2014 che non può essere cancellato e che io stesso non ho rinnegato quando ero presidente del Consiglio. Però mi sono impegnato a rivedere i criteri di calcolo in modo da tenere conto anche dei costi politici e immateriali che comportano le nostre missioni all’estero», esordisce.


E poi spiega: «In un momento come quello attuale di caro-bollette, dopo due anni di pandemia, e con la recessione che si farà sentire sulla pelle di famiglie e imprese, non si capisce per quale motivo le priorità debbano essere le spese militari». Ed ecco l’annuncio del voto: «Non potremmo assecondare un voto che individuasse come prioritario l’incremento delle spese militari a carico del nostro bilancio nazionale. In questo caso il Movimento non potrebbe fare altro che votare contro». Una eventualità che metterebbe a rischio il governo Draghi. Ma lui non sembra granché preoccupato: «Ognuno farà le sue scelte. Ma confido che anche il progetto di rafforzamento della difesa europea sia portato avanti con ponderazione, al fine di razionalizzare le spese e non moltiplicarle, e comunque attraverso uno sforzo comune europeo».


Infine, Conte parla di Putin e di un dettaglio che l’ha colpito durante i colloqui con lo Zar: la sua meticolosità: «Il 26 dicembre 2019, Santo Stefano. Stiamo al telefono per un’ora e mezza. Putin contesta dettagliatamente tutte le violazioni ucraine degli accordi di Minsk. In genere i leader, in questo tipo di incontri, tendono a stare sulle questioni di principio. Lui no. Lui è molto più specifico». Per Conte quella dello Zar è «una deriva autocratica che ho già denunciato in passato, a cominciare dalla censura sul caso Navalny quando ero presidente del Consiglio. Sicuramente questa aggressione avrà dei contraccolpi interni molto forti anche per la popolazione russa, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale. E potrebbe isolare Putin ancora di più rispetto agli apparati che l’hanno sin qui sostenuto, a cominciare dagli oligarchi».

Leggi anche: