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L’Italia verso lo «stato d’allerta» sul gas? Palazzo Chigi smentisce. Ecco come funziona il piano di emergenza

Il nostro Paese è in preallarme dallo scorso 26 febbraio. I livelli previsti sono tre: quando scattano e cosa comportano

Secondo alcune indiscrezioni di stampa, l’Italia potrebbe entrare nello stato di «allerta» sul gas. Dopo la decisione del presidente russo Vladimir Putin di imporre il pagamento in rubli ai «Paesi ostili», il governo italiano starebbe studiando se passare dal livello attuale di early warning a quello di alert. Gli stati sono previsti dal Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale, aggiornato al 30 settembre 2020. Nel tardo pomeriggio di oggi, però, Palazzo Chigi ha diffuso una smentita: da parte del governo non sarebbe in corso alcuna valutazione sul cambio di stato relativo alla crisi energetica. «Ogni notizia in merito riportata sugli organi di informazione è destituita di fondamento – si legge nella nota -. Permane lo stato di preallerta che comporta il costante monitoraggio della situazione».


Lo scorso 26 febbraio, due giorni dopo l’invasione russa in Ucraina, il ministero della Transizione ecologica aveva dichiarato lo stato di preallerta sulla base di alcune considerazione fatte con il Comitato Tecnico di Emergenza e Monitoraggio del sistema gas nazionale. La definizione era stata adottata a fronte della «guerra [..] sul territorio attraverso cui passa gran parte delle forniture di gas naturale che approvvigionano il sistema italiano». Per questo, veniva ritenuto «opportuno predisporre eccezionali misure preventive volte a incentivare un riempimento dello stoccaggio anticipato rispetto alle procedure normali», benché la situazione delle forniture fosse al momento «adeguata a coprire la domanda interna».


I tre stati d’allerta

La dichiarazione di early warning arrivata a febbraio ha permesso di continuare le operazioni di mercato, seppur in allerta. Il passaggio dallo stato di preallerta a quello di allerta scatterebbe, secondo il Piano, in caso di interruzione o riduzione degli approvvigionamenti di gas. In quel caso, il ministero dello Sviluppo economico sarebbe legittimato a chiedere alla Società Nazionale Metanodotti (Snam) di ridurre le forniture di gas destinate agli operatori di energia. Il terzo e ultimo livello è quello di emergenza (emergency), attraverso il quale l’Italia dovrebbe attingere completamente alle scorte del sistema di stoccaggio e ricorrere a eventuali razionamenti. Attualmente non si hanno ancora informazioni definitive sul nuovo sistema di pagamento, ma da quanto si apprende Mosca riuscirebbe a garantire che i grandi operatori occidentali (tra cui Eni e Total) continuino a pagare in euro o dollari la banca di stato russa Gazprombank, che si occuperebbe del cambio valuta in rubli e del trasferimento alla società Gazprom.

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