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Così l’inflazione fa rincarare il carrello della spesa: 2 mila euro in più a famiglia, frutta e verdura al top

Crescono i prezzi al dettaglio dei prodotti che compriamo tutti i giorni. L’inflazione depurata dell’effetto della componente energetica e di quella alimentare si attesta al 2%

L’impennata dell’inflazione, ai massimi dal 1991, fa rincarare il carrello della spesa. E porta aumenti fino a duemila euro in più all’anno per ogni famiglia. Le stime di marzo diffuse dall’Istat fotografano per il nono mese consecutivo l’accelerazione dei prezzi. E il costo della vita arriva a un +6,7% su marzo 2021. Un livello così alto non si vedeva da trent’anni cioè dal luglio del 1991: un anno shock per l’Italia che si vide allora, per la prima volta, messa alla porta dal club dei Paesi tripla A di rating. E l’Unione Consumatori calcola che per una coppia con un figlio la maggior spesa annua sarà pari a 2.217 euro.


Insieme al prezzo dei beni energetici le tensioni inflazionistiche continuano a diffondersi sui beni che costituiscono il cosiddetto carrello della spesa, che aumenta del 5%. In crescita sia i prezzi dei beni alimentari e per la cura della casa e della persona (da +4,1% a +5,0%), sia quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,3% a +6,9%). L’inflazione depurata dell’effetto della componente energetica e di quella alimentare si attesta al 2%. In particolare, segnala Coldiretti, crescono i prezzi al dettaglio dei prodotti nel carrello con aumenti che vanno dall’ 8,1% per la frutta, alla maglia nera dell’17,8% per le verdure, ma nei campi e nelle stalle è crisi profonda con più di 1 azienda agricola su 10 che è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività.


Nei campi – spiega l’associazione – si vedono aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio. E ci sono incrementi dei costi correnti pari a oltre 15.700 euro in media. Che arrivano a oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli. Le più penalizzate a causa dei maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono le coltivazioni di cereali. Il grano e il mais, che servono al paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, insieme a concimi e sementi fanno crescere l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato. In difficoltà anche serre e vivai per la produzione di piante, fiori, ma anche verdura e ortaggi oltre che le stalle da latte.

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