Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Twitter nelle mani di Musk favorisce Pechino? L’accusa (ritirata) di Bezos e la risposta ufficiale della Cina

Tante le polemiche sull’acquisto della piattaforma social da parte dell’uomo più ricco del mondo. Tra queste il sospetto che Pechino possa esercitare pressioni su Twitter a causa della dipendenza dalla Cina di Tesla

Ieri 25 aprile è arrivata la conferma dell’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk per 43 miliardi di dollari. Dopo giorni di trattative, il consiglio di amministrazione della piattaforma social ha ceduto alle pressioni dell’imprenditore, che ha dichiarato di voler ritirare l’azienda dalla quotazione in borsa e di «rendere Twitter migliore che mai», facendone un baluardo della libertà di espressione. Una notizia che ha destato la preoccupazione e le critiche di molti. L’ultima polemica è stata diffusa proprio attraverso Twitter per mano dell’imprenditore multimiliardario Jeff Bezos, secondo per ricchezza solo a Musk (sulla classifica di Forbes). Il padre di Amazon, non nuovo ai battibecchi con Musk, suo diretto rivale nella «corsa allo spazio», ha insinuato che il governo cinese potesse esercitare la sua influenza su Twitter attraverso il fondatore di Tesla.


La Cina non ha esitato a intervenire nel dibattito: «Ho notato che state tirando a indovinare, ma non ci sono basi fattuali», ha dichiarato questa mattina, 26 aprile, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin, rispondendo a una domanda diretta sulla possibilità che Pechino eserciti un’influenza su Elon Musk e quindi su Twitter. Le speculazioni sui presunti condizionamenti sono dovute alla forte dipendenza di Tesla, guidata da Musk, dal mercato e dalla produzione cinese. Infatti, circa la metà delle auto elettriche vendute da Tesla a livello globale nel 2022 sono state prodotte nello stabilimento di Shanghai e, come fa notare nel suo tweet il giornalista del New York Times Mike Forsythe, la Cina è il secondo mercato più importante per Tesla dopo gli Stati Uniti.


Da qui il sospetto, foraggiato con un retweet da Bezos, che Pechino possa imporre le proprie idee sulla libertà d’espressione su Twitter: «Non è che il governo cinese ha appena ottenuto un po’ di influenza sulla “piazza della città”?», ha scritto il fondatore di Amazon. Poi, il parziale dietrofront: «La mia risposta è probabilmente no. Lo scenario più plausibile riguarda la posizione complessa di Tesla in Cina, più che la censura cinese su Twitter – ha continuato, rispondendo alla sua stessa domanda -, ma vedremo. Musk è estremamente bravo a navigare nella complessità».  

Le altre polemiche

Intanto, dentro e fuori Twitter, ognuno dice la sua. Moltissime le critiche rivolte a Musk per la sua «scorrettezza» e per l’assenza di un’appropriata tassazione nei suoi confronti: «Nel 2018 Elon Musk ha pagato zero dollari di tasse federali. Se si può permettere di comprare Twitter, si può di certo permettere di pagare la sua parte di tasse. Abbiamo bisogno di una “Billionaire Tax” ORA», scrive la deputata statunitense Marie Newman. Tanta anche la preoccupazione per la concentrazione non solo di ricchezza, ma anche di potere nelle mani di un solo uomo: «Una manciata di miliardari hanno un controllo senza precedenti sul sistema bancario, sul cibo che mangiamo, sul sistema sanitario e, ora, sull’informazione che riceviamo. Questo è l’aspetto dell’oligarchia», scrive il politico ed economista statunitense Robert Reich.

Ma ciò che preoccupa di più è probabilmente la concezione di libertà d’espressione di Elon Musk, che potrebbe riportare Twitter a popolarsi di messaggi d’odio, finora fortemente ostacolati dalla piattaforma. Twitter era arrivato, infatti, a bandire a vita l’ex presidente Usa Donald Trump a causa dei suoi tweet considerati «incitamenti alla violenza» e direttamente collegati all’assalto al Congresso statunitense del 6 gennaio 2021. L’ex presidente americano ha tuttavia dichiarato di non avere alcuna intenzione di tornare sulla piattaforma dopo l’acquisto da parte di Musk. Sulla questione è intervenuto anche il co-fondatore del social network Jack Dorsey, appoggiando al 100 per cento la visione di Musk: «L’obiettivo di Elon di creare una piattaforma che sia “affidabile e inclusiva al massimo” è quello giusto. Questa è la strada giusta…Ci credo con tutto il cuore».  

Leggi anche: