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«Ditemi chi ha il ciclo o vi tirò giù gli slip». Ma la direttrice del supermercato si difende: «Parole travisate»

Carla Di Tecco sostiene che il racconto della vicenda sia «un puro travisamento dei fatti». Il precedente del dipendente costretto a licenziarsi

«Voglio il nome e cognome di chi oggi ha il ciclo mestruale, ok? Sennò gli calo le mutande io. Questa storia deve finire…». Questo è il messaggio vocale inviato da Carla Di Tecco, direttrice del supermercato Conad di via del Circuito a Pescara alle dipendenti nella chat di gruppo il 14 aprile scorso. Il casus belli è stato un assorbente trovato fuori dal cestino del bagno del personale. E lei è stata presa alla lettera, visto che le 12 dipendenti sono state invitate dalle responsabili dei reparti a mostrare lo slip. La gran parte di loro si è rifiutata di farlo ed è intervenuto il sindacato Filcams Cgil di Pescara. E così Di Tecco è stata “sanzionata” proprio da Conad, che ha risolto il contratto d’affitto d’azienda e l’ha espulsa dalla cooperativa.


I precedenti

Ma lei oggi si difende. «Quanto è stato raccontato sulla vicenda è puro travisamento dei fatti – dice a Repubblica -. Il mio sfogo è stato preso alla lettera, io non ho mai dato l’ordine di fare perquisizioni corporali alle dipendenti, ma di scoprire chi fosse stata. Il turno che aveva lasciato l’assorbente sporco in bagno aveva smontato, era avvenuto al mattino e non avrebbe avuto senso controllare le lavoratrici del pomeriggio». Di Tecco è stata rinviata a giudizio nel gennaio 2020 per estorsione nei confronti di un dipendente che, secondo l’accusa, avrebbe vessato e insultato giorno per giorno: «Lo ha violentato psicologicamente e logorato tanto da costringerlo alle dimissioni», racconta il suo avvocato Vincenzo Brunetti. Il ragazzo ha ottenuto un risarcimento davanti al tribunale del lavoro e non si è costituito quindi nel processo penale che va avanti d’ufficio.


Secondo il racconto del sindacato la direttrice avrebbe promesso «contestazioni disciplinari a tappeto oltre che mancati rinnovi di contratti a tempo determinato». Fino al cartellino rosso arrivato da Conad: la proprietaria-direttrice del punto vendita è stata esclusa dal sistema cooperativo della catena di supermercati. «Non possiamo accettare un comportamento come quello che, purtroppo, abbiamo potuto accertare nel punto vendita in questione. Di conseguenza abbiamo deciso di procedere, come previsto dal nostro regolamento, alla risoluzione del contratto di affitto d’azienda. Daremo in ogni caso continuità alle attività del punto vendita garantendo il servizio ai clienti e il lavoro ai collaboratori», ha detto l’amministratore delegato della Cooperativa Conad Adriatico, Antonio Di Ferdinando.

E adesso cosa succederà al punto vendita e ai lavoratori? Fonti vicine all’azienda hanno spiegato all’agenzia di stampa Ansa che il rapporto tra la casa madre e le filiali locali è regolato da un contratto. Quindi la soluzione sarà quella di troncare l’abbinamento tra punto vendita e marchi. Ciò significa che le lavoratrici restano al momento sempre alle dipendenze della società privata del punto vendita pescarese di proprietà della direttrice.

Foto copertina da: Newsletter.conad.it

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