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Il Codacons contro le armi italiane all’Ucraina, parte il ricorso contro il governo: «Così espone l’Italia a rappresaglie dell’esercito russo»

Secondo il ricorso dell’associazione dei consumatori, il decreto del governo Draghi viola la Costituzione perché di fatto spinge l’Italia in guerra e la espone al rischio di ritorsioni armate di Mosca

Il Codacons ha presentato ricorso contro il decreto con il quale il governo Draghi il 22 aprile ha deciso l’invio di armi all’Ucraina, secondo quanto rivela l’agenzia Adnkronos. Secondo l’associazione dei consumatori, il documento è stato secretato nonostante le armi siano state inviate per sola difesa. In più il governo ha preso questa decisione «in assenza del previo atto di indirizzo delle Camere». Un passaggio indispensabile che secondo il Codacons non risulta citato «nel preambolo del decreto ove vengono richiamati i vari provvedimenti adottati sul punto». Per questo, l’accusa nei confronti del governo è di aver violato gli articoli 70, 77 e 97 della Costituzione, che riservano il potere legislativo al governo solo «in casi di necessità e urgenza».


L’accusa del Codacons: «Così l’Italia si ritrova in stato di guerra»

Il punto è che, premesso che in Italia non è stato dichiarato lo stato di guerra «non è consentita la classificazione ovvero la secretazione di un documento che dovrebbe contenere una mera elencazione dei mezzi e dei materiali di mera difesa ceduti all’Ucraina», si legge nel ricorso dell’associazione, che a questo punto insinua il dubbio: perché secretare il documento se le armi sono per sola difesa? Continua il ricorso: «Pertanto, dalla secretazione del suddetto allegato non solo si deduce che non si tratta di un elenco di equipaggiamenti meramente difensivi, che altrimenti non avrebbe motivo di essere coperto da segreto, ma anche che l’Italia si trova in uno stato di guerra non formalmente deliberato con conseguente violazione dell’art. 78 della Costituzione e dei principi di trasparenza».


In sostanza, secondo il Codacons «l’Italia stia partecipando al conflitto bellico mediante la fornitura di equipaggiamento militare al Paese interessato dal conflitto, senza tuttavia aver proceduto formalmente all’attivazione di uno stato di guerra» e sarebbe esposta a «rappresaglie da parte delle armate russe». Per questo, l’associazione chiede innanzitutto la sospensione del provvedimento, ovvero dell’invio delle armi, e poi che venga reso pubblico il documento che elenca quali armi l’Italia invia all’Ucraina.

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