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Save the Children, il 42,6% delle mamme italiane non è occupata. Al Sud la percentuale sale al 62,6% – Il report

Il rapporto “Le Equilibriste” parla di una percentuale di madri lavoratrici del 57,4%. La situazione peggiore è in Basilicata, Calabria e Campania

Solo il 57,4% delle mamme tra i 25 e i 54 anni ha un impiego, contro l’87,4 dei papà. Il 39,2% di quelle che hanno due figli o più ha un contratto part-time. A diffondere il nuovo rapporto, dal titolo “Le Equilibriste“, è Save the Children. Nel documento si legge anche che nel primo trimestre del 2021, solo un contratto a tempo indeterminato su 10 è stato attivato per assumere una donna. L’organizzazione definisce la fotografia della situazione un «quadro critico».


Le madri lasciano il lavoro per prendersi cura dei figli

Nel 2020, le dimissioni volontarie di genitori di bambini da zero a tre anni sono state oltre 42 mila, ma di queste, il 77,4% erano donne. La motivazione segnalata è stata quasi sempre la stessa, l’impossibilità di conciliare la cura dei figli con la vita lavorativa. Il rapporto continua, evidenziando che delle oltre 267 mila trasformazioni di contratto da tempo determinato a indeterminato, solo il 38% ha riguardato le donne. Alla prima stipula di un contratto di lavoro, solo il 14,5% delle donne ottiene un indeterminato, contro il 18% degli uomini. Emblematico è il fatto che all’aumentare del numero di figli minorenni a carico, il tasso d’occupazione dei padri incrementa, mentre quello delle madri diminuisce. Solo per fare un esempio, l‘89,1% degli uomini con due figli a carico ha un impiego, contro il 54,5% delle donne. Queste difficoltà si riflettono nel tasso di natalità, che rispetto al 2008 è crollato del 31%: nel 2021 in Italia sono nati meno di 400 mila bambini.


Le regioni peggiori: Basilicata, Calabria e Campania

Il divario territoriale della statistica è evidente: al Mezzogiorno, il 62,6% delle madri tra 25 e 54 anni è disoccupata, contro il 35,8% al Centro e il 29,8% al Nord. La regione migliore per essere madre è il Trentino-Alto Adige, seguito da Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia. In fondo alla classifica si piazzano Basilicata, Calabria e Campania, anche se il rapporto evidenzia un miglioramento significativo delle regioni del Sud per quanto riguarda i servizi per la prima infanzia. Il rapporto evidenzia quindi come il divario salariale di genere sia strettamente legato alla maternità e alla differente distribuzione di cura dei figli tra padri e madri, che – ribadisce Save the Children – necessita di misure di welfare per essere superato.

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