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Bremmer: «Vi spiego perché il discorso di Putin è rilevante per quello che non ha detto»

Il politologo: si è lasciato la massima flessibilità per rispondere come vuole. Non è una buona notizia

Il politologo Ian Bremmer, fondatore di Eurasia Group, in un colloquio con Repubblica spiega oggi perché Vladimir Putin durante il suo discorso per la parata della vittoria a Mosca non ha citato l’Ucraina: «È rilevante, perché per lui non esiste». Secondo il presidente di Eurasia le prospettive militari per Mosca non sono così buone: «Nel Donbass avanzano lentamente. A fine giugno l’Ucraina sarà in grado di riprendersi i territori che perdono ora». E per quanto riguarda lo Zar, è più significativo quello che ieri non ha detto: «La cosa migliore che avrebbe potuto fare era dire che ha vinto. Rivendicare di aver “denazificato” l’Ucraina e difeso i russi soggetti al genocidio. È falso, ma se lo avesse detto poteva portare ad un conflitto congelato, o forse un cessate il fuoco. Non l’ha fatto. Invece abbiamo sentito le solite lamentele: il conflitto era necessario e la colpa è della Nato. Non è vicino alla fine e si è lasciato la massima flessibilità per rispondere come vuole».


«Non è una buona notizia. È vero che non ha ordinato la mobilitazione generale, e quindi non c’è l’escalation. Non ha minacciato di attaccare la Nato o usare le armi nucleari. Però non c’è stata alcuna de-escalation. Siamo in guerra da oltre due mesi, e nel week end altri 60 civili ucraini sono rimasti uccisi in un bombardamento che non aveva alcuna importanza strategica per la Russia. Ha moltiplicato gli attacchi su Odessa, ma i suoi militari non combattono bene, mentre l’Occidente aumenta le sanzioni e il sostegno a Kiev. Resto pessimista sulla direzione del conflitto».


Infine, dice Bremmer nel colloquio con Paolo Mastrolilli, non si vede a breve una via d’uscita dal conflitto: «La Nato ha detto che i russi devono ritirarsi da tutti i territori occupati, o continueranno ad essere puniti severamente sul piano militare, perché ci sarà un massiccio supporto agli ucraini, su quello economico per le sanzioni, e su quello diplomatico per l’isolamento. Tutto questo continuerà. Ciò che vorrei vedere è un maggior coordinamento. Non mi piace quando alcuni alleati dicono cose che implicano una missione diversa dagli altri».

«Il ministro degli Esteri britannico che vuole cacciare i russi dalla Crimea, quando neppure gli ucraini lo pretendono, o il capo del Pentagono che annuncia di voler degradare le forze armate di Mosca. Non aiuta. Gli alleati devono indicare lo stesso obiettivo. In generale però la Nato ha fatto un buon lavoro. Ha dato enorme supporto agli ucraini, ha imposto sanzioni coordinate, ed è rimasta unita per oltre 10 settimane».

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