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L’ex ambasciatore Cardilli sul blog di Grillo: «L’Italia ancora vassallo degli Stati Uniti»

Secondo l’ex diplomatico, l’Italia è succube del modus operandi anche dell’Onu, che da sempre regola le sue decisioni politiche «con due pesi e due misure»

«Soffriamo ancora, dopo 77 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, di una condizione di vassallaggio» nei confronti degli Stati Uniti. In un lungo post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, l’ex diplomatico italiano Torquato Cardilli accusa l’Italia di essere da sempre sottomessa agli Usa e alla «regola» dei due pesi e due misure che permette agli alleati di agire indisturbati. «I nostri presidenti della Repubblica, presidenti del Consiglio, ministri degli Esteri, in centinaia di contatti personali in 20 anni con gli omologhi americani sono stati incapaci di pretendere tra alleati corretti il provvedimento di grazia presidenziale, accontentandosi di frasi di circostanza e della solita pacca sulla spalla. Al contrario il nostro presidente della Repubblica è scattato sull’attenti più d’una volta di fronte alla richiesta di concedere la grazia a vari cittadini americani condannati da tribunali italiani con sentenza passata in giudicato».


Gli esempi dal Cermis a Chico Forti

L’attacco continua citando diversi casi giudiziari condivisi con gli alleati statunitensi: «Concediamo in saecula saeculorum l’immunità dalla giustizia penale italiana ai militari americani operanti nelle basi in Italia. Così, ad esempio, per la tragedia della funivia del Cermis i militari responsabili sono stati lasciati liberi di rientrare nel loro paese, mentre le vittime italiane di quella strage ancora attendono giustizia. Ma non si capisce perché i nostri governi accettino il sopruso, senza una forte reazione politica, di vedere il cittadino Chico Forti condannato nel 2000 a vita per omicidio da una Corte americana prevenuta come fu nel caso degli innocenti Sacco e Vanzetti».


Le accuse all’Onu

Un modus operandi, quello del doppio standard, che secondo Cardilli impera anche nell’Onu e ne determina le scelte di politica estera, l’intervento o l’inerzia nella risoluzione dei conflitti, la condanna o l’assoluzione dei Paesi che violano i diritti umani. «È chiaro a tutti che la Russia ha infranto il diritto internazionale violando con le armi i confini dell’Ucraina per seminarvi morti e distruzioni, ma di violazioni e veti è pavimentata la storia dell’Onu», scrive Cardilli, ex ambasciatore d’Italia in Albania, Tanzania, Arabia Saudita e Angola. «Per le atrocità commesse in Ucraina la Russia è stata espulsa dal Consiglio dei diritti umani con voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nulla è stato mai intentato a livello internazionale per condannare le violazioni dei diritti umani della Turchia contro i curdi, o dell’esercito e dei contractor americani per gli abusi sessuali consumati alla presenza dei figli delle vittime, con fucilazioni a freddo di intere famiglie, bambini compresi, durante l’invasione dell’Iraq».  

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