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Sanna Marin: «La Finlandia nella Nato per la pace. Putin perderà perché è dalla parte del torto»

La premier del paese scandinavo pronto a entrare nell’Alleanza Atlantica: «Gli ucraini vogliono essere liberi. Dobbiamo sostenerli in ogni modo»

Siamo nella Nato per difendere la pace e Putin perderà perché l’Occidente è dalla parte giusta della storia. La premier della Finlandia Sanna Marin rilascia oggi due interviste al Corriere della Sera e a La Stampa per parlare dell’adesione del suo paese all’Alleanza Atlantica. Una scelta che fa rinunciare alla storica neutralità di Helsinki anche se il paese, dice Marin, vuole rimanere un honest broker: «La decisione di chiedere l’adesione alla Nato è un atto di pace e non di guerra. La Russia ha attaccato l’Ucraina uccidendo civili, bambini, madri, vecchi agendo in modo inaccettabile. Ecco perché dobbiamo appoggiare l’Ucraina e far sì che vinca la guerra». E «noi dobbiamo essere con loro, dal lato giusto della Storia».


Quando è stata nominata primo ministro, il 10 dicembre 2019, era il più giovane capo di governo del mondo. «Era chiaro che discutere l’adesione alla Nato sarebbe stato un punto di arrivo naturale per la Finlandia e la Svezia. Lo vedevo però nel futuro, fra cinque o dieci anni, non ora. Siamo da molto tempo partner vicini all’Alleanza, cooperiamo in numerosi modi diversi, gli altri Paesi nordici sono già membri, dall’Islanda ai Baltici. Sapevo che poteva succedere, presto o tardi. L’aggressione all’Ucraina ha cambiato tutto». Mentre al motivo della guerra in Ucraina «c’è una sola persona che può rispondere: Putin. Personalmente, non vedo alcuna ragione per questa guerra. Vedo solo sofferenza, conseguenze drammatiche, solo scenari orrendi. Ma Putin ha un modo di pensare molto diverso rispetto a noi Paesi democratici occidentali».


Ma l’Occidente non può entrare in conflitto diretto con Mosca perché «Putin ha detto che è pronto a considerare l’arma atomica se l’Occidente sarà coinvolto nel conflitto. È il motivo per cui noi aiutiamo gli ucraini in ogni modo possibile, inviando armi, materiale di difesa, aiuti umanitari e finanziari, e anche con sanzioni molto pensanti, ma cercando di evitare ogni escalation del conflitto. Per questo non mandiamo le nostre truppe sul terreno. Noi dobbiamo assicurarci che l’esercito ucraino possa combattere e vincere». Anche se, ammette Marin, chi stia vincendo per ora «non lo sappiamo. Come non sappiamo cosa succederà. Però siamo consapevoli che il popolo ucraino ha dimostrato una volontà molto forte di combattere e lo spirito nazionale è solido, votato a conservare l’indipendenza e la sovranità. Vogliono essere liberi di scegliere il proprio destino. Dobbiamo sostenerli in ogni modo».

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