Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Paola Egonu: «Ho ancora attacchi di panico ma li combatto. Quando ci si sente diversi si tende a nascondersi»

Il martello dell’Italia campione di pallavolo: «Non siamo un paese razzista. I soldi? Non sono tutto»

Paola Ogechi Egonu, veneta di Cittadella con genitori nigeriani, e soprattutto martello dell’Italia campione d’Europa di pallavolo e giocatrice dell’Imoco Conegliano, parla oggi in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Nel colloquio con Gaia Piccardi, Egonu dice che le sono arrivate due offerte da club di Istanbul, ma per lei contano «poco. Mi è capitato di rifiutare cifre importanti: quando devo prendere una decisione l’assegno è l’ultima cosa che vado a considerare. Sono più interessata alla crescita legata al cambiamento, a uscire dalla mia zona di comfort». Poi passa a parlare dei suoi attacchi di panico: «Ne ho avuti altri, con conseguenze ancora più forti sul mio corpo. Episodi sempre legati al campo, all’allenamento o alla partita. La testa vede improvvisamente nero, il pensiero negativo ti spinge giù, ti… ammazza. Quando mi succede, mi spavento: mi piace mantenere il controllo e invece non sono più lucida. Dopo, passata la crisi, mi aiuta avere qualcuno che mi ascolta, che sa come sono fatta e che accetta le mie follie».


Per Egonu «ascoltare se stessi aiuta. Nessuno te lo insegna a scuola, ma è molto utile. Come sto? A volte me lo chiedo cento volte al giorno, la mattina è un momento sempre delicato. Paola come va? Eh, sono presa un po’ male. Una volta mi arrabbiavo, adesso respiro: vabbé, oggi va così…». Mentre l’odio social non le cambia l’umore: «Gli haters? Li blocco, inutile perdere tempo a ragionarci». La pallavolista cita anche due episodi di razzismo che ha subito, ma poi aggiunge che «è da un bel po’ che queste cose non mi succedono più, per fortuna. Ma l’Italia non è un Paese razzista, di persone cattive in giro ce ne sono poche. A volte noto ignoranza, che è diverso, e un po’ di superficialità».


Infine parla del discorso finale del padre professore al figlio Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome, il film di Luca Guadagnino: «Sono rimasta colpita per il modo in cui gli consiglia di viversi il sentimento per lo studente tornato negli Usa per sposare l’ex fidanzata. È un discorso di grande accettazione, pieno d’amore». Lo stesso che si è sentita fare dal padre: «Non subito ma a un certo punto sì, è successo anche nella mia famiglia. Quando ci si sente diversi si tende a nascondersi, a non dire, non se ne parla. Nel film invece il padre ha capito tutto, ha assistito all’attrazione tra il figlio e il suo studente senza intromettersi e alla fine gli fa capire che sa e non giudica. Bellissimo. Ogni volta che lo rivedo, piango».

Leggi anche: