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Il prof che si è laureato con gli esami di un omonimo: «Non possono togliermi la cattedra»

Il docente si sarebbe laureato senza aver mai sostenuto gli esami necessari per arrivare alla discussione finale

Parla a Repubblica il prof di Economia della Sapienza Sergio Barile, accusato di falso ideologico per aver ottenuto una laurea in Fisica, approfittando di un caso di omonimia e non avendo, di fatto, mai sostenuto gli esami necessari per arrivare alla discussione finale. «Il diavolo c’ha messo lo zampino», dice oggi in un’intervista di Daniele Autieri per Repubblica. In altre parole, il prof avrebbe utilizzato gli esami superati da un altro Sergio Barile, della stessa università. Lui assicura di non aver «intuito niente», di «non aver tratto nessun profitto». «Mi è stato subito comunicato che la laurea non era valida, quindi non ho avuto alcuna occasione per approfittarne. Possiamo dire così: se ho approfittato è perché mi sono divertito a discutere quella tesi». Prima della laurea, racconta il docente, la segreteria didattica «procede alla ricostruzione di carriera dello studente, dove vengono ricapitolati tutti gli esami e si fa un riscontro definitivo. Nel mio caso però, come in molti altri in quel periodo, questo procedimento amministrativo non c’è stato perché gli uffici erano in smart working per via del Covid».


Cosa è successo

«Quindi non solo il diavolo, ma anche il Covid c’ha messo lo zampino?», chiede il giornalista di Repubblica. «Ce l’hanno messo tutti – risponde lui – compresa la casualità. Lo scambio di persona è avvenuto non solo perché abbiamo lo stesso nome e perché siamo nati nello stesso giorno, ma il mio omonimo si è iscritto fuori corso nello stesso giorno in cui io mi sono iscritto al corso di laurea in Fisica. Non solo: proprio in quei mesi il cervellone della Sapienza è migrato da un sistema informatico a un altro. È una situazione kafkiana». A denunciare, però, non è stato lui ma l’università che lo ha querelato e si è costituita parte civile. «Tu non potevi non sapere», gli avrebbe detto la Sapienza. Stando sempre al suo racconto, sarebbe stata l’università a spiegargli «come avrebbe potuto risolvere la questione, pagando anche le tasse arretrate». E lui avrebbe «pagato 7.500 euro» per mettere «a posto la mia posizione, una cifra forfettaria indicata dall’istituto, e a quel punto ho potuto sostenere l’esame di laurea, preparando una tesi sulla fisica delle dinamiche sociali». Intanto la sua cattedra in Economia resta (e non si tocca): «E come me la tolgono la cattedra? Credo che in Italia viga ancora la presunzione di innocenza».


Foto in copertina di repertorio

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