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Anziana fatta a pezzi, la figlia resta in carcere. Il marito: «Non mi parlava della madre da mesi». Le ipotesi del gip sull’omicidio

Rosa Fabbiano, figlia della vittima, avrebbe ucciso la madre perché non riusciva a sopportare la sua malattia. Ecco le ipotesi sull’omicidio

Il Gip di Milano Giulio Fanales ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Rosa Fabbiano, 58 anni, accusata dell’omicidio di sua madre Lucia Cipriano, 84 anni, trovata morta dopo due mesi e fatta a pezzi nella vasca da bagno della sua casa di Melzo, nel Milanese. L’accusa è di omicidio volontario aggravato e vilipendio di cadavere. Ieri la donna, nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Lo aveva già fatto giovedì scorso davanti agli inquirenti. I motivi «fondanti» dell’omicidio sono «da ricondursi all’assoluta incapacità dimostrata dall’indagata nel sopportare il decadimento fisico e mentale altrui e, in particolare, di coloro che le sono affettivamente legati», secondo il Gip di Milano che lo mette nero su bianco nell’ordinanza di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere.


Parla anche il marito di Rosa Fabbiano

C’è il rischio che simili azioni possano ripetersi «a fronte di una qualsivoglia condizione similare in cui l’indagata possa venirsi a trovare nelle usuali ed alterne vicende di vita», dice il Gip. Ma come è possibile che nessuno si sia accorto prima della morte della 84enne? Il marito di Rosa Fabbiano, la donna finita in carcere, ha riferito di avere «sempre osservato la moglie occuparsi in via esclusiva della suocera» e di aver saputo da lei «alla fine del mese di marzo, che la madre» sarebbe stata «ricoverata all’interno di un centro di assistenza e cura non meglio precisato in ragione del deterioramento delle sue condizioni psichiche».


La moglie avrebbe mostrato «particolare ritrosia nel parlare ulteriormente della suocera, a detta di lei oramai non più curabile, perché affetta da una forma irreversibile di demenza». Il 26 maggio scorso, però, quando un’altra figlia della donna, che vive a Trento, si era recata a Melzo perché non riusciva più a parlare con la madre ormai da tempo, Rosa Fabbiano l’avrebbe portata nella casa dell’anziana precisandole, però, di «non andare in bagno», dove poi il cadavere della vittima è stato rivenuto. Fuori dall’abitazione, Fabbiano sarebbe fuggita via, avvicinandosi «a un fossato presente nelle vicinanze». Lì avrebbe tentato di «gettarsi, venendo però trattenuta per la maglietta dalla sorella». A quel punto avrebbe detto: «Sono stanca. Ho fatto un disastro! Vi ho rovinato la vita a tutti».

Foto in copertina: ANSA/Andrea Canali

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