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È vero, c’è uno squilibrio tra Italia ed Europa sugli stipendi dei giovani – Il grafico

«Assumete di più, pagate di più, soprattutto i giovani e i migliori laureati», ha detto ieri il ministro Colao agli imprenditori, sottolineando le differenze con gli altri Paesi europei

Dopo le critiche che diversi imprenditori hanno mosso contro i giovani lavoratori negli ultimi giorni, a spezzare una lancia in loro favore è arrivato il ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao, che ha parlato «al mondo imprenditoriale tutto». «Assumete di più, pagate di più, soprattutto i giovani e i migliori laureati», ha dichiarato il ministro dal Milano Innovation District di Rho di fronte alla platea di industriali all’ascolto.


Le tasche dei giovani: il confronto con gli altri Paesi Ue

Colao ha sottolineato che gli «stipendi reali, soprattutto da noi in Italia, sono ancora troppo bassi». Le parole del ministro trovano conferma nei dati Eurostat (aggiornati al 2020). Secondo l’istituto di statistica dell’Unione, lo stipendio medio in Italia per la fascia 18-24 anni è di 15.858 euro, vicino alla media Ue di 16.825. Il confronto è impietoso, però, se si paragona il nostro Paese con altri dal costo della vita simile. Fatto 100 il costo della vita negli Stati Uniti, quello dell’Italia è 87,3, della Germania 92,1, della Francia 97,5, della Spagna 84,1, dei Paesi Bassi 99,8 e del Belgio 98,2. Diversamente dal costo della vita, gli stipendi sono spesso molto differenti: tra i 18 e i 24 anni si guadagnano in media 23.858 euro in Germania, 19.482 in Francia, 14.085 in Spagna, 23.778 nei Paesi Bassi e 25.617 in Belgio. Questo vuol dire che, facendo un esempio pratico, se il rapporto tra costo della vita e stipendi fosse lo stesso sia in Italia che in Germania, i salari italiani sarebbero solo il 4,8 per cento (poiché questa è la differenza tra i costi della vita dei due Paesi) minori di quelli tedeschi: 22.712 euro all’anno, quasi 7000 in più rispetto al dato reale.


Disoccupazione e salario minimo

Queste cifre si rispecchiano nei dati sulla disoccupazione giovanile, che sempre secondo Eurostat (2021), in Italia ha toccato il 23,3 per cento. In Germania è al 10,1 per cento, in Francia al 9,9%, in Spagna registra il 28,8%, nei Paesi Bassi il 14% e in Belgio il 16,7%. Il nostro, poi è tra i pochi Paesi dell’Ue a non avere un salario minimo, che per altro, dal 2010 al 2021 è cresciuto in tutti gli Stati membri tranne la Grecia. In Italia, al contrario, gli stipendi medi sono diminuiti dal 2010 a oggi. E il nostro è addirittura l’unico Paese dell’Unione in cui gli stipendi sono diminuiti dal 1990.

Insomma, c’è poco da stupirsi se, come ha fatto notare anche Colao: «In 10 anni si è spostato fuori dal paese circa 1 milione di italiani e il saldo tra rimpatri ed espatri dei giovani è aumentato: 259.000 in meno, 29% dei quali laureati».

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