Vittorio Colao

Vittorio ColaoVittorio Colao ricopre la carica di ministro della Transizione Digitale nel governo Draghi.

Chi è Vittorio Colao?

Vittorio Colao è un manager dotato di indiscussa competenza e fama internazionale, con alle spalle una carriera di grande successo, principalmente nel mondo delle telecomunicazioni. A febbraio 2021 viene scelto personalmente da Mario Draghi per rivestire il ruolo di Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale nel suo governo d’unità nazionale. Nato a Brescia nel 1961 da una famiglia di origini calabresi, il padre è un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Il giovane Colao si laurea all’Università Bocconi di Milano e ottiene un MBA alla Harvard University.

Prima di intraprendere la carriera professionale che lo porterà a diventare l’amministratore delegato di Vodafone, svolge il servizio militare come ufficiale dei Carabinieri, corpo di cui è ancora un riservista. Insieme allo scienziato Roberto Cingolani, l’esperto di conti pubblici Daniele Franco, l’economista Enrico Giovannini e la giurista Marta Cartabia, Vittorio Colao fa parte del nucleo più ristretto di ministri tecnici con cui Draghi dovrà avviare e mettere in sicurezza il Recovery Plan italiano.

Una carriera nel campo delle telecomunicazioni, ma non solo

La carriera professionale di Colao inizia a Londra, dove lavora per la banca d’affari Morgan Stanley. Tornato a Milano, lavora per dieci anni presso McKinsey & Company. Nel 1996 diventa direttore generale dell’allora Omnitel Pronto Italia, oggi Vodafone Italia, per diventare nel 1999 amministratore delegato della divisione italiana di Vodafone Omnitel. Nel 2001 scala ancora i ranghi della multinazionale e diventa CEO regionale di Vodafone per l’Europa meridionale. Nel 2002 entra nel consiglio di amministrazione della società, e nel 2003 è nominato CEO regionale per Europa meridionale, Medio Oriente e Africa.La carriera in Vodafone si interrompe brevemente tra il 2004 al 2006 quando Colao diventa amministratore delegato di Rcs MediaGroup, incarico che ricopre fino a ottobre quando torna di nuovo in Vodafone: prima come vice amministratore delegato a capo della divisione Europa, e dall’estate del 2008 come amministratore delegato.

Nel 2015 viene nominato amministratore non esecutivo di Unilever. La sua lunga carriera in Vodafone finisce il 15 maggio del 2018, quando Colao annuncia le dimissioni. Da quel momento si dedica al fondo di private equity General Atlantic come special advisor, nel 2019 entra a far parte anche del comitato direttivo della società di telefonia wireless Verizon. Nel 2012, in occasione del suo intervento all’inaugurazione del Vodafone Village di Milano si è definito «un europeo con passaporto italiano», ma le sue qualità di manager italiano di fama internazionale vengono riconosciute pubblicamente nel 2014 dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che lo nomina Cavaliere del Lavoro.

La task force per la ricostruzione economica e il piano Colao

Vittorio Colao

Il nome di Vittorio Colao era noto all’opinione pubblica italiana anche prima di diventare ministro del governo Draghi. Nell’aprile del 2020 infatti il premier Giuseppe Conte annunciava che per superare la Fase 2 della pandemia di Covid-19 si sarebbe avvalso di un comitato di esperti in materia economica e sociale. Per guidare la task force incaricata di pianificare la ricostruzione economica del Paese, il governo Conte II scelse Colao. Dopo un paio di mesi, l’8 giugno la task force diretta da Colao presentò il piano Iniziative per il rilancio dell’Italia 2020-2022, un documento molto apprezzato da una parte del mondo produttivo, ma osteggiato da alcuni esponenti politici della maggioranza. Il piano Colao era suddiviso in sei macro aree, al cui interno venivano presentati una serie di suggerimenti per il rilancio del Paese:

  • Impresa e lavoro;
  • Infrastrutture e ambiente;
  • Turismo, Arte e Cultura;
  • Pubblica Amministrazione;
  • Istruzione, Ricerca e Competenze;
  • Individui e Famiglie.

Il programma del piano Colao era studiato per integrarsi con il Next Generation EU, che all’epoca era solo una promettente proposta dell’Unione europea, approvata poco tempo dopo nel vertice di luglio. Tuttavia, il piano rimase nei cassetti di Palazzo Chigi senza avere seguito, e quel lavoro restò solo un documento di cui il governo Conte II non ha più voluto parlare, nemmeno come base di partenza per la stesura del Recovery Plan.

Il ritorno come Ministro per l’innovazione tecnologica e la Transizione digitale

Il documento elaborato da quella task-force probabilmente è destinato a rimanere nei cassetti, almeno ufficialmente, ma non Colao e le sue idee. Il 13 febbraio 2021 viene nominato Ministro per l’innovazione tecnologica e la Transizione digitale nel Governo Draghi, sarà Colao stesso a riprendere in mano i suoi progetti. Al suo ministero infatti vengono trasferiti pezzi di attività e organici da ministeri già esistenti, e anche senza portafoglio, il suo dicastero avrà l’incarico di dare linee guida a tutti i ministeri principali: Sanità, Istruzione, Sviluppo economico, Lavoro, Infrastrutture, Pubblica amministrazione, Ambiente e Turismo. Insieme agli altri ministri tecnici che rispondono direttamente a Draghi, il ministro Colao dovrà costruire un programma di regolamentazioni e riforme che incardineranno il Piano di ripresa e resilienza lungo tutto il periodo di attuazione 2021-2026 previsto dal Next Generation EU.

Digitalizzare l’Europa, la visione di Colao

Gran parte della visione di Colao si può ascoltare in un discorso del 2014 (in inglese) in cui era presente anche Angela Merkel. Il titolo del vertice era: La digitalizzazione dell’Europa – opportunità per la prossima generazione. Per Colao, l’implementazione della banda larga e delle reti 5G per rendere un Paese completamente e universalmente connesso è tra gli obiettivi imprescindibili per lo sviluppo. L’infrastruttura digitale è necessaria per consentire l’ampia diffusione tra aziende e privati delle tecnologie innovative quali la sanità digitale e la telemedicina, l’istruzione in e-learning, gli acquisti e-commerce, i pagamenti contactless, la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e delle imprese private. Come dicevamo, il suo è un incarico che potrebbe influenzare l’operato di tutti i ministeri, e le sue idee e competenze sono in sintonia con gli obiettivi del Recovery Fund. Potenzialmente Vittorio Colao può diventare una delle figure più influenti del nuovo governo, e forse anche di quelli successivi.

Testo di Federico Bosco

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