Quando l’economista Moretti (task force Colao) sosteneva che il divario salariale tra uomini e donne dipende (anche) dal ciclo

La ricerca risale al 2009 e mette in evidenza un legame tra differenza di stipendio, assenteismo e ciclo mestruale

Giovane docente di Economia all’università americana di Berkeley, nel 2018 il suo libro La nuova geografia del lavoro è stato scelto da Barack Obama nel suo consueto “best of…”, oggi consulente nella task force per la ripartenza nell’emergenza Coronavirus di Vittorio Colao. Eravamo abituati a leggere il nome di Enrico Moretti accanto a lodi e riconoscimenti, ma nelle scorse ore è diventato protagonista di una polemica legata a un suo studio che risale a dieci anni fa.


Le critiche verso Moretti riguardano l’aver firmato una ricerca in cui si sostiene che la differenza salariale tra uomini e donne dipende, tra gli altri fattori, anche dal ciclo mestruale. A condividere, per prima, lo studio su Twitter è stata la giornalista Giulia Cortese, scatenando reazioni contrariate e commenti.

Cosa dice lo studio di Moretti

La ricerca in questione – dal titolo Biological Gender Differences, Absenteeism, and the Earnings Gap – risale al 2009 ed è stata pubblicata dall’American Economic Association. La firma è di Enrico Moretti e Andrea Ichino. Trentacinque pagine in cui, utilizzando dei modelli matematici, si cerca di dimostrare quanto le assenze da lavoro, causate anche dal ciclo mestruale, abbiano delle conseguenze sulla carriera delle donne e sullo stipendio.

Lo studio parte dalla domanda: tra uomini e donne ci sono delle differenze biologiche che potrebbero spiegare il gap salariale? E si concentra sull’assenteismo. Secondo i due autori, le donne che hanno un’età inferiore ai 45 anni tendono ad assentarsi dal lavoro, in modo costante, intorno al 28esimo giorno dall’assenza precedente. «Interpretiamo questo dato come evidenza del fatto che il ciclo mestruale aumenta l’assenteismo tra le lavoratrici femminili», si legge nella ricerca.

La ricerca viene condotta prendendo in esame dati forniti da una banca italiana sul comportamento dei suoi lavoratori. Ne emerge un legame tra differenza salariale, assenteismo e ciclo mestruale. In sintesi, tra i fattori del divario retributivo c’è l’assenteismo e le donne fanno più assenze anche a causa del ciclo mestruale. «La differenza è piccola, ma rilevante», sostengono i due studiosi. Per dimostrarlo vengono utilizzati dei modelli, che permettono, in conclusione, di arrivare a quantificare la presunta incidenza ciclo-stipendio.

Le donne, secondo lo studio, guadagnano in media il 13,5% in meno degli uomini a parità di incarico. Senza «l’assenteismo da ciclo mestruale» la differenza scenderebbe all’11,6%. Ciclo che avrebbe però degli effetti non soltanto sul salario, ma anche sulla carriera delle lavoratrici, sempre secondo i due autori.

Nelle conclusioni, viene sottolineato il limite della ricerca: prende come modello di studio un’unica impresa. Ma vengono anche citati degli esempi a sostegno della tesi e proposte delle soluzioni per invertire la tendenza, per esempio introdurre dei sussidi ad hoc. Risultati che però non sembrano aver convinto i lettori, almeno quelli sui social. «Post menopausa posso recuperare il gap?», scrive un’utente. «Però statisticamente le donne parlano meno di pallone. Che facciamo, compensiamo?», twitta un altro.

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