Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Crisi del grano, il Cremlino: «Sarà la Turchia a sminare i porti ucraini». Di Maio insiste: «Italia disponibile» – Il video

Il ministro Lavrov ha mandato anche un nuovo segnale alla Casa Bianca sull’invio di lanciarazzi a Kiev: «Le richieste di armi straniere da parte dell’Ucraina sono provocazioni che mirano a coinvolgere l’Occidente nel conflitto»

Negli ultime ore gli sforzi della diplomazia internazionale in Ucraina si stanno concentrando su come sbloccare i porti bloccati dalla guerra e dalle mine piazzate in mare. Il ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov ha spiegato all’agenzia stampa Tass che adesso sarà la Turchia ad occuparsi dello sminamento dei porti ucraini. L’accordo è stato fatto direttamente dal presidente russo Vladimir Putin e dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Su questa operazione si era espresso anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Stiamo premendo affinché vengano creati corridoi marittimi per il trasporto delle materie prime alimentari, anzitutto il grano, dai porti ucraini. Perché ciò si realizzi, è necessario sminare le acque antistanti i porti, in particolare quello di Odessa, a fronte della garanzia russa del transito sicuro dei carichi. L’Italia ha già dato la propria disponibilità per partecipare alle eventuali operazioni di sminamento».


AGENZIA VISTA | Il ministro Luigi Di Maio al Question time alla Camera del 1 giugno 2022

Il ministro Lavrov intanto ha rilasciato anche altre dichiarazioni sul fronte militare, a partire dall’invio di lanciarazzi a Kiev. In questi giorni la Casa Bianca aveva prima annunciato poi ridimensionato l’invio di lanciarazzi multipli a lungo raggio: «Le richieste di armi straniere da parte dell’Ucraina sono provocazioni che mirano a coinvolgere l’Occidente nel conflitto». Lavrov ha attaccato anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell: «Le dichiarazioni dell’Alto rappresentante Josep Borrell sulle ambizioni dell’Ue di diventare una potenza militare sembrano solo parole, ma non c’è fumo senza fuoco».

Continua a leggere su Open

Leggi anche: