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Elio Vito lascia Forza Italia e si dimette da deputato: «Partito senza ideali che elogia Putin e si allea con Casapound»

L’ormai ex Fi ha pubblicato sui social la lettera di dimissioni inviata al presidente della Camera Roberto Fico

Elio Vito lascia Forza Italia e si dimette da deputato. Lo annuncia in una lettera inviata al presidente della Camera Roberto Fico: «Signor presidente, a seguito delle mia decisione di lasciare Forza Italia, il partito nelle cui liste sono stato eletto, rassegno le mie dimissioni dal mandato parlamentare», scrive Vito, che già nella giornata di ieri, 18 giugno, aveva anticipato su Twitter la sua possibile decisione. «Ho comunicato al Presidente Berlusconi che se Forza Italia a Lucca conferma l’apparentamento con Casapound, lascerò il partito», aveva scritto riferendosi al ballottaggio delle elezioni comunali nella città toscana, previsto per il prossimo 26 giugno. Oggi la decisione definitiva, con tanto di lettera a Fico resa pubblica dall’ormai ex deputato sui social. «Mi auguro che questa decisione possa contribuire ad aiutare le giovani e i giovani del nostro Paese a ritrovare il senso di fiducia nelle istituzioni, nel Parlamento, e in più in generale nella politica», ha scritto Vito nel documento inviato al presidente della Camera.


L’attacco a Forza Italia, «partito motivato solo da meri interessi personali»

L’attacco di Vito va poi direttamente al suo ex partito: «Forza Italia in questi ultimi mesi ha messo in atto e promesso la pratica deteriore del trasformismo, alimentando cambi di partito e di gruppo non motivati da ragioni ideali, valoriali o politiche ma da meri interessi personali, elettorali, di voti e preferenze». L’ex deputato parla di un gruppo che ha ormai perso «la sua natura di movimento politico leaderistico, liberale e democratico», con una classe dirigente che «si è chiusa in una gestione accentrata ed esclusiva del potere», mettendo al bando «le voci critiche, silenziate ed escluse dagli strumenti di comunicazione».


Elio Vito ripercorre i momenti per lui più duri degli ultimi mesi, a partire dal voto di Forza Italia in Senato «che determinò il non passaggio all’esame degli articoli del Ddl Zan», e da «quel vergognoso applauso che lo accompagnò». In quel frangente l’ex deputato decise di lasciare i suoi incarichi di partito. Poi gli altri due fatti che lo hanno condotto a dire il definitivo addio al partito: prima le dichiarazioni di Berlusconi sull’aggressione russa all’Ucraina, «che se da una parte furono formalmente di condanna, dall’altra furono elogiative di Putin», poi l’apparentamento a Lucca per il ballottaggio «con formazioni estremistiche di destra».

La lunga lettera va avanti parlando dell’antifascismo come «un valore costitutivo della Repubblica rispetto al quale non vi può essere alcuna deroga». Fino alla conclusione: «Non ho la potenza di giornali e televisioni, ma resta e resterà la libertà e l’orgoglio di aver difeso le mie idee».

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