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Droga dello stupro, il conduttore Tv Ciro Di Maio rischia 2 anni di carcere per spaccio

Di Maio ha sempre sostenuto che la sostanza fosse a uso personale. Ne era stata trovata un litro nella sua casa di Milano

Ciro di Maio rischia due anni di carcere. L’ex conduttore tv e attore di 47 anni era stato arrestato il 27 agosto scorso a Milano, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio. Le forze dell’ordine avevano trovato nel suo appartamento un litro di Gbl – sostanza conosciuta anche come «droga dello stupro» – che si era fatto spedire dall’Olanda. Ora, il pm ha chiesto per lui una condanna a due anni di reclusione e 3 mila euro di multa.


L’accusa

Di Maio ha sempre dichiarato di essere in possesso della sostanza solo a uso personale: «Non sono uno spacciatore, la sostanza non era destinata a feste o altro, era solo per me, ne sono dipendente e sto cercando di seguire un programma terapeutico che prevede di scalare’ riducendo mano a mano il consumo», aveva detto. Ma il pm, in contrasto con la tesi della difesa, ha spiegato che quella droga era in parte destinata alla cessione a terzi. A dimostrarlo sarebbero «una serie di acquisti fatti sul web nel corso del tempo di quantità rilevanti e le chat acquisite sul suo telefono» già a dicembre 2020, quando il conduttore aveva subito un primo arresto, seguito poi dai domiciliari e dall’obbligo di firma, per un ordine da 4 litri di Gbl dalla Cina.


La difesa

Oggi, 21 giugno, la legale dell’imputato ha portato a testimoniare in aula la psicoterapeuta che aveva avuto in cura Di Maio tra il 2016 e il 2017, periodo durante il quale il conduttore stava attraversando «una grossa crisi a sfondo depressivo aggravata dall’uso di sostanze, anche perché frequentava un giro di compagnie nell’ambiente televisivo che ne faceva uso». La professionista ha raccontato che «nel 2019 mi chiamò disperato, perché aveva aumentato l’uso di sostanze, soprattutto Glb. Mi ha detto: io sto male e non ne posso fare a meno, la assumo più o meno ogni 2 ore». A quel punto si sarebbe rivolta a un «centro specializzato, dove mi confermarono che stava rischiando la vita con quell’uso massiccio» della sostanza. Centro a cui il conduttore si sarebbe poi affidato per curarsi.

Ma secondo il pm, la difesa «non è riuscita ad escludere oltre ogni ragionevole dubbio la cessione a terzi» del Gbl. «Ci hanno detto – ha aggiunto – che guadagnava bene e che allo stesso tempo assumeva questi grandi quantitativi». Per poi dubitare anche dell’affidabilità delle parole dello stesso imputato: «Qui parliamo di droga che cancella la memoria a breve termine e ci dobbiamo basare sulle sue dichiarazioni?». Il pm ha comunque chiesto la concessione delle attenuanti generiche per il suo «particolare stato di malattia». La prossima udienza è fissata per il 5 luglio.

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